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Nucleare, per fermare il contrabbando un prototipo dell’Università

Anche l'Ateneo di Padova è entrato nel progetto di messa a punto di un nuovo sistema per l'individuazione del traffico illegale di sorgenti radioattive e di materiale nucleare. Nella fase finale del progetto è previsto anche l'utilizzo sul campo

Anche l’Università di Padova farà parte del progetto internazionale per l’individuazione di materiale radioattivo nei traffici illegali.

IL SISTEMA. Il progetto denominato Modes_Snm prevede di sviluppare un sistema di rivelatori per neutroni e raggi gamma basati su una nuova tecnologia (gas nobili ad alta pressione). Un prototipo del tutto innovativo che ridurrà in modo significativo i limiti di rivelazione: in altre parole con la nuova tecnologia utilizzata si potrà individuare anche del materiale radioattivo ben nascosto, cosa oggi non possibile.

TRAFFICO NUCLEARE. In 13 anni l’Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica (Iaea) di Vienna ha riscontrato ben 1080 eventi di traffico illegale di materiale radioattivo. Un fenomeno preoccupante, se si pensa che in 18 casi si è trattato anche di traffico di uranio e plutonio ad alto arricchimento: un materiale che può essere impiegato nella preparazione di un ordigno nucleare.


IL PROGETTO. Il progetto che ha una durata di 30 mesi, coinvolge 5 istituti di ricerca/università (Università di Padova, Università dell'Insubria, Università di Liverpool, Politecnico di Zurigo, Istituto di Ricerche Nucleari di Varsavia e Dogane Irlandesi) e prevede nella parte finale anche l’utilizzo del sistema "sul campo" in Europa.

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