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Esclusa dalla gare perché straniera, interviene la Kyenge

Il caso della bambina tunisina nata a Campodarsego e giovane promessa del nuoto sincronizzato costretta a rimanere a bordo vasca rilancia con forza il dibattito sul diritto di cittadinanza e lo ius soli

"Sarà mia preoccupazione sensibilizzare il più possibile il Parlamento perché giunga al più presto una riforma in tema di cittadinanza. Il caso della bimba in Veneto non è isolato ed è, tra l'altro, uno spreco di talento". È intervenuto anche il ministro per l'Integrazione Cécile Kyenge sulla vicenda della bambina tunisina di 9 anni, promessa del nuoto sincronizzato, nata e vissuta a Campodarsego da genitori nordafricani e alla quale le leggi impediscono di tuffarsi e fare acrobazie in acqua a livello agonistico assieme alle compagne in quanto non è cittadina italiana. I tecnici della società nuoto "Il Gabbiano" di Campodarsego hanno spiegato a malincuore ai genitori che non potranno neppure tesserarla la prossima stagione.

L'APERTURA DELLA FEDERNUOTO. Il caso padovano rilancia con forza il dibattito sul diritto di cittadinanza e lo ius soli. "Mia figlia non può capire il perché di questa dicriminazione", ha detto il padre, un falegname che risiede a Padova da 11 anni e che cinque mesi fa ha avviato l'iter per ottenere la propria cittadinanza italiana, che così potrà "trasferire" alla figlia, anche se serviranno mimino due anni. Uno spiraglio però si è aperto a livello sportivo dopo la comunicazione della Federnuoto che dalla prossima stagione anche gli atleti non italiani ma residenti potranno partecipare alle gare. Quindi anche la giovane tunisina di Padova. "È già una bella notizia, ci dà speranza per vedere la soluzione con ottimismo", ha affermato il papà della piccola nuotatrice.

I COMMENTI. Sul caso è intervenuto subito anche il governatore del Veneto, Luca Zaia (Lega). "Rimango contrario allo ius soli - ha detto - ma la vicenda della nuotatrice padovana offre la necessità di un dibattito sul diritto di cittadinanza. Parlare di questi bimbi e legarli al problema dello ius soli è cercare un alibi. Questa è una questione di giustizia verso chi, per età, scolarità, cultura, pratica sportiva, è di fatto già cittadino italiano in tutto e per tutto". Il deputato Udc Antonio De Poli ha parlato di "una stortura burocratica. La bimba ha tutte le carte in regola per partecipare alle gare, le manca solo la cittadinanza. La normativa attuale può essere ripensata non per aprire le porte a tutti gli stranieri ma per impedire che ci siano disuguaglianze tra i minori".

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