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Nuovi voucher, Fabio Di Stasio: "Un errore fissare un tetto alle micoimprese"

Il direttore di Artigianfidi Padova e presidente dell'Upi, l'Unione Provinciale Imprese, commenta: "Sui voucher si sta combattendo una battaglia ideologica"

"Sui voucher si sta combattendo una battaglia ideologica. E l'ideologia quasi sempre non va d'accordo con la realtà". Fabio Di Stasio segue l'evolversi del dibattito sulla reintroduzione di nuovi strumenti contrattuali per il lavoro occasionale e non può fare a meno di citare il vecchio adagio cinese: "Mentre il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito".

IL PROVVEDIMENTO. "C'è un aspetto del provvedimento passato in commissione - spiega il direttore di Artigianfidi Padova e presidente dell'Upi, l'Unione Provinciale Imprese - che ai più sembra sfuggire presi come sono, da un lato, a negare anche l'evidenza (leggasi: Camusso) e dall'altro a sostenere che i nuovi strumenti non hanno nulla a che vedere con i vecchi voucher soprattutto perché non riguardano le imprese con più di 5 addetti. E qui sta il problema". Secondo Di Stasio porre limiti di quantità e non di qualità rischia di penalizzare imprese e lavoratori. Io sono pienamente d'accordo - precisa - con l'esclusione dell'edilizia e degli appalti. A salire su un'impalcatura, a sistemare un tetto, a scavare delle fondamenta non può essere chiamato uno studente per un'ora. In questo caso è chiaro che siamo in presenza di un abuso nell'uso dello strumento che va eliminato. Ma se ad un ristoratore che ha sei dipendenti (e non credo sia una rarità) impedisco di chiamare per il matrimonio che ho in programma domani sera, dieci studenti che ovviamente la mattina dopo al ristoratore non serviranno, avrò fatto un buon servizio a lui e agli studenti?"

LA RISPOSTA. La risposta, alla luce del buon senso e del buon utilizzo del nuovo strumento contrattuale, sembra ovvia. Ma c'è dell'altro. "Mi meraviglio - continua Di Stasio - che i tanti anni di articolo 18 non abbiano insegnato nulla in materia di microimprese che peraltro la Ue tali definisce chi ha fino a nove dipendenti. I limiti dimensionali hanno sempre creato una barriera: sotto ci si poteva muovere con una certa discrezionalità, sopra no. Per cui tanti piccoli imprenditori hanno preferito rimanere entro i 15 dipendenti per non dover sottostare alle regole rigide delle imprese maggiori. Adesso la storia si ripete".


INCENTIVARE LA CRESCITA. Chi sarà quel piccolo imprenditore, sembra dire Di Stasio, che se ha 5 dipendenti ed è in procinto di assumerne un sesto, perché gli serve, rinuncerà all'assunzione perché così facendo si pone al di fuori della nuova opportunità? "Porre limiti dimensionali alle microimprese - mette in chiaro il direttore di Artigianfidi Padova - è sempre sbagliato. Alle nostre aziende viene sempre rinfacciato di essere ammalate di "nanismo" ma si fa poco o nulla per incentivarne la crescita. Nello specifico, poi, si finisce per costringerle a rimanere piccole perché altrimenti non potrebbero più contare su uno strumento che, è sempre bene ricordarlo, non avrà le stesse caratteristiche del voucher in vigore fino a marzo che, se ha avuto così tanto successo, lo deve sì a fattori per così dire di "distorsione" (certamente censurabili) ma lo deve anche ad un fattore formidabile che in Italia continua ad essere tabù: l'assoluta assenza, o comunque la straordinaria limitazione, della burocrazia". Voucher o non voucher, per Di Stasio sembra essere quella della "costrizione" burocratica la vera palla al piede di un Paese che continua a guardare al futuro senza fiducia. 

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