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Università di Padova, una app per monitorare i danni da nutrie tramite le foto dei cittadini

Lo studio, che vede la collaborazione dei dipartimenti Tesaf e Dafnae, porta all'attenzione della comunità scientifica l'azione impattante della nutria sul territorio agrario

Nonostante la proliferazione delle nutrie provochi gravi danni alle sistemazioni idraulico-agrarie, l’importanza dell’erosione indotta dagli animali è stata sino ad ora raramente quantificata e le informazioni disponibili sono limitate alla conoscenza locale o perizie tecniche in loco. Il recente articolo pubblicato sulla rivista "Earth surface processes and landforms" (rivista della British society for geomorphology), che vede la collaborazione di due dipartimenti dell’università di Padova (dipartimento Tesaf e Dafnae), porta all’attenzione della comunità scientifica l’azione impattante della nutria sul territorio agrario.

I DANNI PROVOCATI DALLE NUTRIE. Nel dettaglio è stato dimostrato come tale specie possa danneggiare la struttura delle sponde e degli argini dei canali. Si tratta del primo tentativo di quantificare i metri cubi di materiale mosso da nutria in alcune aree agricole in Veneto. Nello specifico sono stati considerati tratti di canale nelle province di Verona e Venezia.

UNA APP CON LE FOTO DEI CITTADINI. Aspetto innovativo del lavoro è che, per la quantificazione del danno, sono stati impiegati un’applicazione gratuita per smartphone e fotografie scattate da comuni cittadini tramite lo stesso telefono. Ciò è possibile grazie ad una recente tecnica di fotogrammetria, la structure-from-motion, che permette di ricostruire in modo automatico una scena tridimensionale di un oggetto, in questo caso il tratto del canale con danni da nutria.

COME FUNZIONA. Le foto sono inviate ad un server remoto attraverso l’applicazione; l’elaborazione avviene online e al termine l’applicazione restituisce un modello tridimensionale dell'oggetto. La ricostruzione del modello tridimensionale (3D) si basa sull’individuazione automatica di punti chiave ben riconoscibili in tre o più fotografie, che servono per creare corrispondenze tra le immagini e collegarle tra loro. Il passaggio finale dell’analisi, una volta scaricata la ricostruzione 3D, prevede l’intervento di un esperto, finalizzato alla gestione dei dati e al calcolo dei volumi erosi mediante l’impiego di sistemi informativi geografici (Gis).

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