Femminicidio di Cadoneghe: la denuncia e i retroscena di un delitto "annunciato"

Emergono nuovi dettagli sull'omicidio avvenuto a pochi minuti dalla giornata contro la violenza sulle donne: la trentenne veniva controllata, i carabinieri avevano segnalato in procura

La denuncia di Aycha El Abioui porta la data del 5 ottobre scorso. La donna (30 anni) racconta al maresciallo dei carabinieri della stazione di Cadoneghe la sua verità sul rapporto col marito Abdelfettah Jennati (39 anni) che martedì sera l'ha accoltellata mortalmente con 2 fendenti mentre era coricata a letto per dormire. Grazie a quella denuncia i carabinieri avevano fatto una segnalazione in Procura, monitorando costantemente la situazione: Aycha poi aveva deciso di tornare a casa dopo un periodo di 20 giorni da un'amica.

La denuncia

Tra i passaggi della denuncia c'è un inquietante: «Ti avrei voluto infilare un coltello nella schiena mentre dormivi ma ho pensato ai nostri figli e mi è passata la voglia». La donna, si legge sulla querela, veniva seguita, pedinata, controllata: il marito aveva installato anche una telecamera nascosta nel soggiorno per cercare di spiarla: «Il 28 settembre mio marito mi ha accusato di averlo tradito con un altro uomo chiedendomi chi fosse il soggetto con cui ho avuto una relazione». Sempre nel verbale si legge come l'interruzione di gravidanza, che la donna ha fatto per evitare problemi ulteriori di salute dopo le gravi difficoltà avute con l'ultimo dei 3 parti, avrebbe scatenato ulteriormente le gelosie del consorte: «Lui non ha preso bene la decisione. E' convinto che volessi abortire perché il figlio non è suo». Nella denuncia si parla anche dei comportamenti di Jennati: «Un pomeriggio mio marito è tornato a casa dal lavoro convinto che il giorno precedente qualcuno fosse entrato in casa, facendomi ascoltare la registrazione in cui si sente il mio sfogo. Suppongo abbia messo un registratore all'interno della nostra abitazione. Questa registrazione l'ha fatta sentire anche a nostro figlio maggiore (9 anni, ndr)». Tra i passaggi più allarmanti della denuncia anche quello in cui la donna racconta come i figli avessero visto il marito installare un microcamera in soggiorno e un'altra l'avesse comprata da poco su Amazon per continuare a osservare i suoi movimenti quando lui era a lavoro: «Non faccio la doccia di mattina quando lui non c'è perché pensa che io la faccia con un uomo. Posso farla solo quando lui è a casa», fa mettere a verbale la trentenne.

La fuga

Aycha dopo la denuncia del 5 ottobre va via di casa, ospite di un'amica per una ventina di giorni. In quel lasso di tempo il marito cerca di convincerla a rincasare: si apposta fuori da scuola, piange, le assicura che sarebbe cambiato e si dimostra un buon padre. Aycha a fine ottobre decide di ritirare la denuncia. 

Omicidio 3-2-2

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