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La folle gelosia all'origine dell'omicidio: istiga il rivale che lo massacra con l'accetta

Inconfutabili le prove che inchiodano il 36enne sulla scena del delitto. A dare inizio allo scontro sarebbe stata la vittima, poi l'aggressore ha tentato di ripulirsi e fuggire

Non un duello simbolico, ma una cruenta lite nata da un profondo rancore. Prima le provocazioni e l'aggressione da parte della vittima, poi la reazione violentissima dell'omicida, che ha tentato di far perdere le proprie tracce rifugiandosi da alcuni parenti.

Dissidi di lunga data

Si sono dati appuntamento per un regolamento di conti: due ex amici faccia a faccia, culmine della folle gelosia che aveva accecato il 51enne, convinto che la ex compagna avesse una relazione con l'assassino. Lo aveva già aggredito verbalmente a maggio, rimediando una denuncia. Non c'è nessuna prova del legame tra la donna e il presunto amante, ma per la vittima, che non viveva più con la madre dei suoi figli, le prove non servivano. Nonostante i buoni rapporti era convintissimo che lei lo tradisse.

La ricostruzione

Attacchi sui social network, inviti a chiarire la situazione alla vecchia maniera, vere e proprie istigazioni. Fino all'incontro di giovedì pomeriggio. I due sono arrivati nel parcheggio con le rispettive auto, il 39enne a bordo della Peugeot 206 che lo ha poi incastrato, la vittima sulla Nissan in cui verranno ritrovate l'arma del delitto e alcuni oggetti sospetti. A dare inizio al confronto pare sia stato proprio il deceduto: avrebbe sparato all'orecchio del rivale con una pistola a salve mentre questi era ancora seduto in auto, innescandone la reazione. Alcuni colpi scambiati con le katane, che però non sono collegabili alle ferite mortali: non erano affilate e una delle due si è spezzata dopo pochi colpi. Il massacro è scattato quando l'omicida ha afferrato una roncola, accanendosi su Walter Crispin Samiento Sahagun. Tantissime le ferite, in particolare su volto, gambe e polsi: il 51enne ha provato disperatamente a parare i fendenti, che gli hanno quasi staccato una mano.

La morte e l'auto sospetta

L'assassino avrebbe anche infierito sull'uomo a terra prima di risalire sulla Peugeot e darsi alla fuga. Immediato l'arrivo della polizia, che è giunta nel parcheggio con gli uomini della squadra mobile e della scientifica. L'uomo era ancora vivo, anche se in fin di vita, ed è spirato durante i tentativi di rianimanzione. A breve distanza, ancora con il motore acceso e il bagagliaio aperto, la Nissan: all'interno la roncola intrisa di sangue, 1.900 euro in contanti e un calzino pieno di monili. Tutto materiale sequestrato che verrà analizzato in laboratorio.

La fuga

Le volanti si sono messe all'inseguimento del fuggiasco, di cui i testimoni avevano segnalato vettura e targa. Una fuga durata poco: l'auto era parcheggiata in via Sacharov, un telone nero sporgente dal bagagliaio. Qualche istante dopo ecco comparire un uomo che frettolosamente ha cercato di salire a bordo. Lo hanno fermato e ammanettato, iniziando poi un certosino lavoro di analisi sia sul veicolo che nell'appartamento in cui si era rifugiato.

Il tentativo di salvarsi

Dopo essere entrato nel cortile l'uomo è salito fino alla casa di alcuni parenti: prove inconfutabili le tracce ematiche disseminate dall'androne fino allo stipite della porta. All'interno abiti intrisi di sangue e altre impronte nella doccia. A incastralo e collegarlo alla scena del delitto una maglietta abbandonata nell'auto: la stessa t-shirt rossa segnalata da una testimone, anch'essa macchiata, che il killer si era tolto nel parcheggio.

Un movente insipegabile

Una storia drammatica e un epilogo tremendo, tutto per gelosia. I due connazionali erano stati amici, tanto che Sahagun aveva fatto da padrino al figlio dell'omicida. Sono servite ore per rintracciare l'ex convivente, ore durante le quali l'aggressore è stato torchiato in questura. Si è concluso alle 4 l'interrogatorio, alla presenza dell'avvocato Eva Vigato, in cui l'arrestato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Poi il trasferimento al Due Palazzi: omicidio e possesso di oggetti atti ad offendere le accuse.

Le ipotesi investigative

Restano dubbi sulla premeditazione: sicuramente i due si sono incontrati di proposito e consapevoli che il confronto sarebbe degenerato. Probabilmente ciascuno è arrivato con una katana, mentre la pistola scacciacani appartiene al deceduto. Non si sa invece chi fosse il proprietario della roncola, anche se il killer nel 2009 era stato arrestato dopo essere stato scoperto proprio con una accetta. Si attendono i risultati dell'autopsia affitada al dottor Puglisi, medico legale della polizia di stato, la cui data non è ancora stata fissata.

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