Cronaca

Coniugi assassinati nel Varesotto Omicida: "Non so perché l'ho fatto"

Il figlio 28enne dei vicini di casa di Martino Ferro e Graziella Campiello, marito e moglie uccisi lunedì scorso nella loro villetta a Venegono Inferiore, ha confessato. Sarebbe stato un tentativo di rapina

I carabinieri fuori dalla villetta nel Varesotto (fonte YouReporter)

"Mi dispiace, non so perché l'ho fatto". Sono le parole del 28enne accusato dell'omicidio di Martino Ferro e Graziella Campiello, di 80 e 74 anni, i coniugi barbaramente uccisi nella loro villetta di Venegono Inferiore, nel Varesotto, lunedì scorso.

L'OMICIDIO. I due anziani, massacrati nella propria abitazione, erano originari di Fratte di Santa Giustina in Colle e di Massanzago. Negli anni Cinquanta avevano abbandonato il Padovano, e si erano trasferiti nella provincia di Varese. Proprio lì, nella loro casa, qualcuno li ha massacrati. L'uomo è stato colpito alla testa, la moglie strangolata.

L'INCHIESTA. Sulla tragica vicenda il pubblico ministero di Varese aveva aperto un'inchiesta per duplice omicidio volontario. Sul registro degli indagati era stato iscritto anche il figlio delle vittime, come atto formale. Era stato proprio lui infatti a rinvenire i due corpi senza vita dei genitori, 24 ore dopo la loro uccisione. Ma i sospetti su di lui si erano sin da subito affievoliti. Un'altra persona, invece, era finita nel mirino degli investigatori.

IL FIGLIO DEI VICINI. Si tratta del figlio 28enne di alcuni vicini di casa. Proprio il giovane avrebbe ammesso nel corso dell'interrogatorio di essere l'artefice del massacro. Un gesto che il ragazzo avrebbe confessato di non riuscire ancora a spiegarsi. Quel giorno, Martino Ferro gli avrebbe regalato dei limoni. Graziella Campiello lo avrebbe invitato per un caffè. Il ragazzo sarebbe tornato a casa e poi nuovamente nella villetta dei Ferro.

"INCASTRATO". Il giovane avrebbe prima colpito Martino, con una mazzetta da muratore, recuperata dalla propria abitazione, da cui aveva portato un paio di guanti per non lasciare impronte (particolari che hanno portato il pm di Varese Massimo Politi a contestare l'aggravante della premeditazione); poi avrebbe strangolato la donna con il filo elettrico di una lampada. Avrebbe poi occultato tutte le tracce, non però il piattino della tazzina di caffè, sporco a sinistra (l'uomo è mancino).

UNA TENTATA RAPINA. Questo e il racconto di un testimone che lo avrebbe visto passare di lì avrebbero incastrato il 28enne, inducendolo a confessare, nel pomeriggio di venerdì. Il giovane, agli inquirenti, avrebbe raccontato di avere ucciso i due coniugi nel tentativo di rapinarli. Dall'abitazione sarebbe riuscito ad asportare 100 euro. Il gip si è riservato sulla convalida del fermo.

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