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Uccise la moglie e si impiccò: perizia sul caso del medico indagato che dimise l'uomo

L'omicidio-suicidio dei coniugi Zaramella nel febbraio 2014, a Montagnana. Il gup affiderà a un perito la ricostruzione dei fatti che vedono lo psichiatra dell'ospedale di Schiavonia accusato di omicidio colposo

Il gup Pietro Mondaini del tribunale di Rovigo affiderà a un perito la ricostruzione dell'eventuale rapporto di causa-effetto tra la condotta del medico psichiatra dell'ospedale di Schiavonia accusato di omicidio colposo e l'omicidio-suicidio dell'anziana coppia di Montagnana avvenuto nel febbraio del 2014. L'81enne Pietro Zaramella venne dimesso dal reparto di Psichiatria dall'ospedale e, il giorno dopo, accoltellò la moglie malata sul divano e si suicidò in una baracca vicino casa. In base all'esito della perizia, il giudice potrà poi decidere se procedere con il rinvio a giudizio e quindi con l'avvio di un processo a carico dello specialista, o meno. Secondo l'accusa, autorizzando le dimissioni dall'ospedale, il medico avrebbe offerto un contributo causale all'autore che ha materialmente eseguito l’omicidio.

I FATTI. La tragedia si era consumata lo scorso 4 febbraio, in via Brancaglia a Montagnana. Pietro Zaramella, impugnato un lungo coltello da cucina, lo aveva conficcato per ben tre volte contro l'addome e il petto della moglie 80enne, Edda Rossetto, che si trovava sul divano all'ingresso dell'abitazione. Uccisa la consorte, l'uomo aveva chiamato il 113, riferendo a sangue freddo del delitto appena commesso e annunciando che si sarebbe ammazzato a sua volta. Aveva quindi portato a compimento il suo piano, dirigendosi in una baracca vicino alla casa adibita a garage dove si era legato una corda attorno al collo e si era tolto la vita. All'arrivo dei militari dell'arma l'anziano era già morto, così come la povera moglie.

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