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Mafia nel capoluogo euganeo: 16 arresti per riciclaggio, fatture false e spaccio

L'operazione conclusa dalla Dia ha portato a 16 ordinanze di custodia cautelare, sono stati disposti sequestri per oltre 800 mila euro, 4 gli indagati a piede libero

Il Centro Operativo D.I.A. di Padova, al termine di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, sta eseguendo dalla prima mattina di lunedì, con l’ausilio di altre Articolazioni D.I.A., della Squadra Mobile, nonché delle articolazioni territoriali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, emesse dal G.I.P. di Padova.

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LE INDAGINI

Le indagini hanno consentito di evidenziare, a vario titolo, le responsabilità degli arrestati, nei confronti dei quali è stata contestata l’associazione per delinquere finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, al riciclaggio, all’autoriciclaggio, allo spaccio e al traffico di sostanze stupefacenti, e di altri 4 soggetti, indagati a piede libero, che dovranno rispondere del reato di fraudolenta dichiarazione mediante uso di fatture false. L’Autorità Giudiziaria procedente ha anche disposto il sequestro preventivo, ai fini della confisca per equivalente, dei beni mobili e/o immobili delle persone coinvolte, per un valore complessivo di oltre 800.000 euro.

I DETTAGLI

In data odierna il Centro Operativo D.I.A. di Padova, al termine di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, ha eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, emesse dal G.I.P. di Padova, coadiuvato nella fase esecutiva dalle Sezioni Operative D.I.A. di Trieste, Brescia, Bologna e Catanzaro, dalla Squadra Mobile di Padova, nonché dalle articolazioni territoriali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Le indagini hanno consentito di evidenziare le responsabilità degli arrestati, nei confronti dei quali è stata contestata l’associazione per delinquere finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, al riciclaggio, all’autoriciclaggio, allo spaccio e al traffico di sostanze stupefacenti, e di altri 4 soggetti, indagati a piede libero, che dovranno rispondere del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture false. L’attività di investigazione, avviata nel 2015, ha fatto emergere come il sodalizio criminale, che faceva riferimento, in primo luogo, all’artigiano A.B., ma anche ai calabresi A.G., G.S., V.G. e a L.C., utilizzasse gli illeciti proventi delle false fatturazioni, principalmente per l’acquisto di droga, destinata alla cessione a terzi, e per le necessità delle ditte di riferimento (ad esempio: spese di viaggio e di alberghi, acquisto carburante, pagamento dipendenti, ecc). Allo scopo era stato individuato un capannone in Vigonza (PD), utilizzato da A.B., G.S., L.C. e V.G., sia come magazzino per la lecita attività lavorativa svolta nel settore edile, sia quale luogo di custodia di sostanze stupefacenti, materiale da taglio e confezionamento, nonché di materiale d’armamento e munizioni.

I COMPITI

Nello specifico, i molteplici servizi di osservazione svolti dal Centro Operativo D.I.A. di Padova hanno consentito di individuare: in A.G., originario di Isola Capo Rizzuto (KR), il fornitore di marijuana e hashish, il quale si avvaleva per le consegne (tutte effettuate all’interno del piazzale IKEA di Padova) dei corregionali G.C. e P.P., entrambi dimoranti, al pari di A.G., in provincia di Verona; nell’albanese S.V. e nel calabrese D.C. i fornitori di alcune partite di cocaina; in L.S., N.G., D.S. e A.C. i destinatari dello stupefacente, che lo acquisivano per rivenderlo a loro volta a propri clienti. Parallelamente al traffico di droga, le attività di indagine hanno consentito di delineare l’esistenza di una stabile associazione per delinquere dedita all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, al riciclaggio e all’autoriciclaggio, che si è avvalsa, allo scopo, anche dei “favori” del Direttore della filiale di VIGONZA della Banca Popolare di Vicenza, F.Z., e del funzionario della stessa filiale, R.L. Il sistema criminoso utilizzato prevedeva la realizzazione di fatture per operazioni inesistenti a nome di artigiani che effettivamente lavoravano per A.B., ma che in realtà erano ignari del meccanismo illecito posto in essere nei loro confronti. Il ruolo del Direttore della filiale di VIGONZA della Banca Popolare di Vicenza F.Z. e del suo funzionario R.L. consisteva, in sostanza, nel consentire a A.B. un’operatività bancaria del tutto anomala su rapporti a lui formalmente non riconducibili, attività per la quale venivano “ricompensati” con l’esborso di cospicue somme di denaro.

LE DISPOSIZIONI

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova, recependo appieno le richieste del P.M., inoltre ha disposto: il sequestro preventivo, ai fini della confisca per equivalente, di beni mobili e/o immobili delle persone coinvolte, per un valore complessivo di oltre 800.000 euro; il sequestro preventivo per equivalente nei confronti di BANCA POPOLARE DI VICENZA S.P.A., in applicazione del decreto legislativo 8 giugno 2001 nr. 231 (recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”), per un importo pari alle operazioni di riciclaggio poste in essere dal Direttore e dal funzionario della filiale di VIGONZA. In particolare, a tre degli odierni arrestati, già colpiti da provvedimento restrittivo nell’ambito dell’operazione “STIGE” della D.D.A. di Catanzaro, è stato contestato “...[di] aver preso parte, ognuno con il proprio ruolo…ad una associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico…articolazione del più ampio locale di ‘ndrangheta cirotano, egemone sul territorio di Strongoli e Strongoli Marina, essendosi avvalsi del c.d. metodo mafioso ovvero della forza d’intimidazione derivante dal vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà diffusa che ne deriva, per agevolare la commissione di delitti contro la persona ed il patrimonio, allo scopo di acquisire, mantenere, rafforzare ed estendere il controllo anche economico dell’area territoriale sopra definita nonché al Nord Italia e all’Estero attraverso la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, mantenendo, in tal modo, in vita il sodalizio criminoso già esistente sin dagli anni ‘80…[di aver] reperi[to] e/o otten[uto], lavori mediante partecipazioni a gare d’appalto o attraverso l’acquisizione di sub-appalti da parte di ditte già vincitrici, sia presso il Comune di Strongoli che nel Nord Italia, in particolare in Toscana, Umbria e Veneto, come anche all’estero, in particolare in Germania, mediante l’utilizzo di imprese “pulite” ma riconducibili alla famiglia…serv[endosi] in ciò di loro referenti territoriali…[di] aver rappresentato gli uomini di fiducia della cosca sul territorio padovano, ed in particolare [di] aver garantito il supporto logistico ed economico alla famiglia…[di aver] investi[to] denaro per l’apertura o l’acquisizione di nuove attività imprenditoriali nelle zone del padovano quali ad esempio una società immobiliare, una società che fornisse la security per i locali del padovano, nel settore della panificazione, nonché [di] aver cercato di inserirsi in lavori pubblici, con ditte agli stessi riconducibili, fornendo i relativi mezzi d’opera (come ad esempio in occasione dei lavori sull’autostrada nelle zone di Firenze); [di] aver inoltre rappresentato le persone di riferimento nelle zone del padovano anche per gli affiliati alla cosca Cirotana garantendo loro supporto logistico ed economico…”.

LE PERSONE COINVOLTE

Elenco delle persone coinvolte:

1. A.B., 49 anni, originario di San Giovanni in Fiore (CS), residente a Vigonza (PD), ARTIGIANO, già detenuto presso la Casa di reclusione di Padova. OCCC in carcere;

2. G.S., 45 anni, calabrese di San Giovanni in Fiore (CS) residente a Vigonza (PD), ARTIGIANO, già detenuto presso la Casa Circondariale di Tolmezzo (UD). OCCC in carcere;

3. P.P., 40 anni, originario di Crotone, residente a Isola Capo Rizzuto (KR), con domicilio in San Martino Buon Albergo (VR), operaio, OCCC in carcere;

4. S.V., 42 anni, albanese, residente anagraficamente in Sala Bolognese (BO), disoccupato, OCCC in carcere;

5. D.C., 40 anni, originario di Catanzaro, residente a Fiesso d’Artico, OCCC imprenditore in carcere;

6. D.S., 41 anni, originario di Crotone, residente in Spinea, ex dipendente poste italiane, OCCC in carcere.

7. L.C., 47 anni, padovano, disoccupato, residente a Vigonza (PD), OCCC Arresti domiciliari;

8. V.G., 26 anni di Crotone, residente a Strongoli, imprenditore, già detenuto presso la Casa Circondariale di Cosenza, OCCC arresti domiciliari;

9. A.G., 48 anni, originario di Isola di Capo Rizzuto (RC), residente a Verona, Imprenditore, OCCC Arresti domiciliari;

10. L.S., 47 anni, veneto residente a Vigonza, disoccupato, OCCC arresti domiciliari;

11. N.G., 39 anni, veneto, residente a Dolo, commerciante, OCCC Arresti domiciliari;

12. A.C., 47 anni, veneto, residente in Vigonza, disoccupato, OCCC Arresti domiciliari;

13. F.Z., 49 anni, originario di Bologna, residente a Piovene Rocchette (VI), funzionario di banca, OCC Arresti domiciliari;

14. E.B., 52 anni, lombardo, residente a San Felice del Benaco (BS), artigiano, OCCC Arresti domiciliari;

15. R.L., 44 anni, veneto, residente a Piove di Sacco (PD), funzionario di banca, OCCC Arresti domiciliari.

16. G.C., 42 anni, originario di Crotone, residente a Isola di Capo Rizzuto (KR), OPERAIO con domicilio in Bovolone (VR), OCCC in carcere;

Quattro persone indagate.

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