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Operazione "Officina criminale": quattro arresti per spaccio e detenzione di armi

I carabinieri sono arrivati alla cattura di quattro malviventi dopo una lunga indagine. Rinvenute una grande quantità di droga e una pistola rubata. Uno degli arrestati era latitante

I carabinieri del Comando Provinciale di Padova hanno tratto in arresto nei giorni scorsi, a conclusione dell’indagine "Officina criminale” quattro persone, due italiani e due albanesi, responsabili a vario titolo di detenzione e spaccio di stupefacenti e possesso di armi illegali.

IL COVO DEI MALVIVENTI.

A conclusione di un complesso lavoro investigativo, coordinato dal pubblico ministero Benedetto Roberti della Procura di Padova, i carabinieri hanno arrestato quattro individui che avevano istituito la propria base operativa e logistica in un capannone industriale di Monselice, in via Piemonte. I locali, apparentemente utilizzati in modo promiscuo da due ditte come officina meccanica e deposito di materiali, erano invece impiegati dai malviventi per svolgervi attività illecite, documentate dai militari di Abano Terme attraverso numerosi appostamenti, pedinamenti e controlli, diurni e notturni.

CESSIONE DI ARMI.

La prima svolta nelle indagini è arrivata il 13 gennaio, quando i militari hanno sorpreso due albanesi intenti a cedere un'arma a un italiano. H.A., 39enne residente a Tribano, già noto alle forze dell'ordine, e il connazionale H.J., 34enne senza fissa dimora, stavano consegnando a D.F.A., 52enne di origine calabrese domiciliato a Padova e con precedenti, una pistola Beretta calibro 7,65 completa di munizioni, con 6 cartucce nel caricatore e altre 43 a parte. Dopo la cessione, l'italiano aveva nascosto in un bidone per i rifiuti all'esterno del capannone l'arma, risultata rubata in un'abitazione di Correzzola lo scorso luglio.

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DETENZIONE E SPACCIO.

I militari erano intervenuti recuperando la pistola e richiedendo all'autorità giudiziaria di procedere al ritardato arresto dei tre per i reati di ricettazione, cessione e detenzione di arma comune da sparo, per poter continuare a investigare sulle attività criminose. Le indagini hanno dimostrato che il magazzino veniva usato, in particolare dai due albanesi, come luogo di detenzione, confezionamento e cessione di grandi quantità di cocaina. Il presunto capo del gruppo è stato identificato in H.A., mentre H.J. collaborava attivamente al confezionamento dello stupefacente.

L'ARRESTO.

Nei giorni scorsi l'intervento definitivo, che ha permesso di recuperare nel magazzino un rotolo di cellophane e un bilancino di precisione e, sotterrati sotto una pensilina all'esterno, quattro involucri contenenti circa 300 grammi di cocaina purissima. I militari hanno proceduto all'arresto dei tre indagati, rintracciati in abitazioni private, notificando sia il decreto di ritardato arresto emesso in precedenza, sia ai due albanesi un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, emessa dal gip di Padova Domenica Gambardella.

IL QUARTO UOMO.

Gli accertamenti hanno portato all'arresto, sempre a Monselice, di un altro soggetto. Si tratta dell'italiano 37enne Z.A., bresciano nullafacente, con precedenti, sorpreso dai militari nel Norm di Abano a bordo del furgone di proprietà di D.F.A. L'uomo, che era solito frequentare gli altri arrestati, al momento del fermo era privo di documenti e, una volta condotto in caserma, si è scoperto essere latitante e con due provvedimenti restrittivi a carico. Nell'abitazione di Padova dove risiedeva temporaneamente, è stata inoltre rinvenuta una patente di guida abilmente falsificata. I provvedimenti a carico di Z.A. riguardano reati legati allo spaccio di droga e contro il patrimonio. Un'ordinanaza di custodia in carcere è stata emessa dal tribunale di Brescia nel 2015 per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e commercio di ingenti quantità di cocaina, reati commessi sia in italia che all'estero, in particolare in Sudamerica, tra il 2012 e il 2014. Un altro ordine di custodia in carcere risale invece al giugno 2017, emesso dallo stesso tribunale, con una pena di tre anni e quattro mesi per bancarotta fraudolenta, reato commesso a Brescia nel 2010. Tutti gli arrestati sono stati affidati alle case circondariali di Padova e Rovigo.

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