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Guardia di Finanza

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Scandalo appalti: "Fanno tutti così" "Non sapevamo che fosse illegale"

Giovedì interrogatorio fiume per i 3 imprenditori arrestati nell'ambito dell'operazione "Pantano". Gli accordi sulle gare? La prassi "per non pestarsi i piedi". Regali e favori? "Un modo per stare nel giro"

A sentir loro non si sarebbero nemmeno resi conto di star commettendo un reato, tanto sarebbe stato diffuso e abituale il modus operandi che gli è contestato. Come riportano i quotidiani locali, i tre imprenditori padovani arrestati nell'ambito dell'operazione "Pantano", interrogati giovedì alla casa circondariale del carcere Due Palazzi, avrebbero ammesso la turbativa d'asta ma si sarebbero difesi sostenendo che accordarsi sugli appalti pubblici fosse la prassi fra aziende "per non pestarsi i piedi" e che favori e regali erano percepiti non come corruzione ma come "l'unico modo per restare nel giro". Insomma, secondo i tre, accusati di associazione a delinquere per reati contro la pubblica amministrazione, "fanno tutti così".

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"MAI PAGATO NESSUNO". Davanti al gip Lara Fortuna e il pm Federica Baccaglini, i tre imprenditori hanno sostenuto di non aver mai pagato nessuno, e che i contatti con i funzionari pubblici servivano a restare bene in vista, a non essere esclusi, a ingraziarsi gli ambienti giusti e che tutto questo era semplicemente "il modo di lavorare".

QUELL'APPALTO DA 121MILA EURO. Giudice e pubblico ministero si sono concentrati particolarmente su una gara d'appalto da 121mila euro per lavori in stabili della Provincia. Secondo l'accusa l'appalto era stato vinto da una ditta, ma poi alcuni funzionari che figurano fra gli indagati avrebbero assegnato i lavori all'azienda che fa capo a due degli arrestati, che di fatto era arrivata seconda. Perchè? I titolari hanno dato la loro versione dei fatti: sarebbe stata la stessa azienda vincitrice a tirarsi indietro e a passare loro l'appalto, avrebbe concorso alla gara solo per motivi di visibilità, ma non sarebbe stata interessata ai lavori, ed ecco quindi l'accordo a tavolino fra ditte che invece avrebbero dovuto essere concorrenti.


           

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