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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca Altichiero / Via Querini

Aperta un'inchiesta sulla morte del ragazzo di 23 anni annegato nel Brenta

Sarà con tutta probabilità l'autopsia a sciogliere ogni dubbio sulle cause del decesso di Oussama Ben Rebha, il tunisino che per sfuggire ad un controllo di polizia, si è gettato nel fiume. I sindacati chiedono rispetto per gli agenti

La Procura di Padova ha aperto un'inchiesta sulla morte di Oussama Ben Rebha, il tunisino di 23 anni, nato il 2 luglio del 1999 morto nelle gelide acque del Brenta all'altezza di via Querini a Pontevigodarzere. L'autorità giudiziaria vuole fare chiarezza sugli ultimi istanti di vita del giovane nordafricano per sciogliere ogni possibile dubbio sulla vicenda. Sul deceduto si sa al momento che doveva essere espulso perchè destinatario di un ordine del questore emesso lo scorso novembre. Proprio a ridosso di fine anno tra ottobre e novembre era finito nei guai con la giustizia un paio di volte per reati in materia di stupefacenti. Non appena verrà effettuata l'autopsia si avrà una visione più chiara sulle cause del decesso, anche se l'ipotesi più seguita è quella dell'annegamento. Il suo corpo è stato ripescato dai sommozzatori dei Vigili del fuoco ieri, 11 gennaio, ad una profondità di otto metri. Mentre gli amici e i parenti della vittima puntano il dito su un comportamento tutto da chiarire da parte dei poliziotti intervenuti martedì pomeriggio lungo l'argine da cui è partita la fuga in acqua del tunisino, il sindacato autonomo di Polizia, attraverso il segretario provinciale Mirco Pesavento ha diramato una nota di vicinanza verso i colleghi intervenuti, condannato commenti e dichiarazioni lesive rilasciate da amici della vittima. In tal senso la ragazza che ieri si era sfogata ai microfoni dei cronisti con dichiarazioni piuttosto forti, oggi avrebbe ritrattato in parte riferendo di avere fiducia nella magistratura

Il comunicato

«Il sindacato Autonomo di Polizia, segreteria di Padova - riporta Pesavento - deve intervenire duramente contro le dichiarazioni fatte nelle ultime ore, dall’amica del ragazzo che purtroppo ha perso la vita dopo essersi gettato sul fiume brenta per sfuggire ad un controllo di polizia. Affermazioni del tutto forvianti rispetto ai fatti accaduti e che innescano inevitabilmente polemiche mediatiche inutili sull’operato eseguito in modo esemplare da parte dei poliziotti che erano intervenuti nel pieno
rispetto di tutte le leggi vigenti. Da un punto di vista umano - ha precisato - è evidente che si tratta di una tragedia, ma le dichiarazioni fatte da questa persona, offendono la professionalità di uomini e donne in divisa che tutti i giorni rischiano la propria vita per difendere la sicurezza dei cittadini ed il rispetto della legalità. Siamo certi, che al termine di tutti gli accertamenti, emergerà come i poliziotti abbiano agito nel pieno rispetto delle norme in questa vicenda che purtroppo si è conclusa con il tragico epilogo del rinvenimento di questo giovane che si era gettato nelle acque del fiume Brenta per sfuggire alla polizia». La nota si conclude con alcuni numeri: «Ricordiamo che tutti i giorni i poliziotti effettuano decine e decine di interventi sul territorio, con il solo fine di far rispettare le leggi e tutelare i cittadini onesti che devono vedere loro garantita la sicurezza di poter vivere in una città sicura. L’impegno di tutte le articolazioni della locale Questura e di tutti gli altri Uffici in provincia, è massimo sia sul fronte del controllo del territorio che di tutte le attività di ordine pubblico e di polizia giudiziaria».

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