Cronaca

Letti pieni in ospedale a Monselice Padre: "Mia figlia dentro un bagno" Ulss: "Falso, stanzetta tranquilla"

Posti al completo e una ragazza trascorre in una stanza d'eccezione il post-operatorio. Papà infuriato per il giaciglio di fortuna. L'azienda ospedaliera replica: "Emergenza gestita nell'interesse del paziente"

Struttura sovraffollata, priorità ai pazienti più gravi e una ventenne, operata poche ore prima, viene trasferita in un "bagno assistito", adibito in via eccezionale a camera da ospedale. È accaduto martedì pomeriggio al nosocomio di Monselice, facendo andare su tutte le furie il papà della giovane, che, come riporta il Mattino di Padova, avrebbe ritenuto inadeguata la sistemazione della figlia Veronica.

IL PADRE: "UN BAGNO ASSISTITO". Secondo il genitore, Sante Rizzo, residente a Conselve, il trattamento riservato alla giovane paziente sarebbe stato inopportuno. Dopo essersi presentati in reparto alle 7 del mattino, il personale ospedaliero li avrebbe fatti attendere fino alle 8.30 passate, per comunicare la mancanza di posti letto e quindi la necessità di attendere per procedere con l'intervento chirurgico. Veronica sarebbe stata accompagnata in sala operatoria solo verso ora di pranzo, quando finalmente, in Ortopedia, si era liberato un posto letto dove trasferire la giovane ad intervento terminato. Così è stato, ma, intorno alle 16.30, alla ragazza sarebbe stato chiesto di spostarsi per fare posto ad un paziente grave dalla Rianimazione. Veronica a questo punto è stata trasferita in un'altra stanza. All'interno, un lavabo, una doccia e una vasca, oltre a strumentazione varia. Il padre della ragazza avrebbe preso male la sistemazione della figlia, in una sala che, a suo avviso, sarebbe sembrata più un bagno assistito che una camera dove ospitare un paziente in attesa di smaltire l'anestesia post operatoria. Versione dei fatti confermata anche dalla giovane.

ULSS 17: "SPIRITO DI SERVIZIO". Ricostruzione però smentita dalla Ulss 17, che in una nota riferisce quanto accaduto quel pomeriggio all'interno della struttura ospedaliera monselicense: "In relazione alla segnalazione ricevuta, l'Ulss17 ha già provveduto a effettuare un'indagine interna, dalla quale è emerso che si è trattato di una circostanza eccezionale che il personale sanitario del reparto ha cercato di gestire nel migliore interesse della paziente. In ogni caso, non è assolutamente vero - come riportato su un'altra testata - che la paziente è stata lasciata in un bagno. Si tratta infatti di una stanza normalmente utilizzata per piccole riunioni dello staff e per il disbrigo di alcune pratiche amministrative interne, come dimostra chiaramente la presenza di una scrivania e l'assenza di servizi sanitari. L'Azienda si rammarica per il disagio - che ritiene comunque modesto - arrecato alla paziente, ma conferma che si è trattato di una situazione eccezionale, dovuta alla necessità di liberare un letto per un paziente politraumatizzato che era stato appena operato d'urgenza e alla contemporanea assenza di altri posti liberi, inclusi quelli in astanteria, che normalmente viene utilizzata proprio in queste circostanze ma che risultava già occupata. Rispetto alle alternative possibili - aggiungere il letto della paziente ad una stanza già piena, dunque creando sovraffollamento e poca privacy per lei e per gli altri degenti, o peggio ancora lasciare la paziente in corridoio - si è ritenuto che la stanza contestata garantisse comunque maggiore privacy e tranquillità, in considerazione anche della durata della permanenza stimata in poche ore. La paziente è stata inoltre costantemente monitorata e assistita dal personale infermieristico. Come si può intuire, talvolta capita nell'attività ospedaliera di far fronte a situazioni non previste in un contesto di spazi e risorse limitati: la soluzione adottata è stata forse poco ortodossa, ma il personale ha agito comunque con spirito di servizio e pensando al benessere della paziente, che infatti ha avuto una privacy adeguata e una costante assistenza".

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