Padova è pronta all’utilizzo della pec nelle procedure concorsuali

Dal 30 ottobre scatta l'obbligo di utilizzo della PEC nelle procedure concorsuali, il Tribunale di Padova è pronto? Sentiamo i giudici e i professionisti

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

L'articolo 17 del decreto legge 18/10/2012 n.178 convertito dalla legge 19 dicembre 2012 n.221 ha introdotto - dal 31 ottobre 2013 - l'obbligo della posta elettronica certificata in tutte le procedure concorsuali

Negli ultimi anni, nell'ambito dei progetti per la realizzazione del processo telematico e anche a causa dell'acutizzarsi della crisi economica - il legislatore è intervenuto con una serie di modifiche che hanno radicalmente innovato molti istituti e che hanno riguardato anche ambiti funzionali riguardanti la liturgia delle comunicazioni tra organi della procedura e creditori.

L'utilizzo della posta elettronica certificata - segnala Leopoldo Mason - dottore commercialista dello Studio Micmalex - ha innegabilmente portato ad un notevole risparmio di costi per le procedure rispetto all'oneroso utilizzo delle lettere raccomandate, e affiancato a moderni strumenti di gestione e catalogazione forniti da software house del settore, ha sicuramente reso più ordinata e semplice la conservazione e l'intellegibilità delle voluminose mole di dati che alcune procedura generano.

L'innovazione - prosegue il dottor Mason - ha sicuramente portato giovamento in termini di costi sia alle procedure più piccole, permettendo un notevole risparmio di tempo nella predisposizione ed invio delle comunicazioni, che a quelle più complesse garantendo notevoli risparmi di costi che in alcuni casi sono nell'ordine delle migliaia di euro.

Il nuovo strumento, pur mantenendo un accettabile grado di garanzia e tutela per i soggetti destinatari delle comunicazioni, ha velocizzato e reso più economiche le comunicazioni con notevoli implicazioni positive sui costi di gestione dei procedimenti.

Il passaggio alle comunicazioni telematiche è avvenuto a Padova senza intoppi.

Credo che alla data del 31 ottobre 2013 - segnala Caterina Santinello Giudice Delegato presso il Tribunale di Padova - i professionisti di Padova che si interessano di procedure concorsuali siano arrivati ben preparati e necessariamente organizzati.

Il passaggio alla posta elettronica certificata per le comunicazioni era infatti iniziato nel dicembre del 2012 la conversione in legge del decreto nella legge 221/2012 per tutti i fallimenti dichiarati dalla suddetta data e per tutti qui provvedimenti pendenti per i quali a quella data i curatori non avessero ancora inviato ai creditori l'avviso di cui all'Art. 92 L.F. ovvero per i concordati preventivi ammessi a partire dal 19 dicembre 2012 nonché per quelli già aperti per i quali a quella data non fosse stata effettuata la comunicazione dell'adunanza dei creditori.

Il 31 ottobre 2013 - prosegue Caterina Santinello - ha quindi segnato la data di applicazione delle nuove disposizioni a tutte le procedure concorsuali e salvo qualche "sfogo" e qualche difficoltà iniziale i professionisti si sono adeguati alle nuove disposizioni: del resto non avrebbe potuto essere diversamente dal momento che comunicazioni fatte in altro modo, per esempio a mezzo raccomandata o fax, nei confronti di un creditore con indirizzo PEC, sarebbero state del tutto irrituali e quindi da considerarsi come non effettuate. Il non adeguarsi alle nuove regole avrebbe poi comportato anche la revoca dell'incarico da parte del Tribunale.

Non ho notato - prosegue il giudice Caterina Santinello - una maggiore resistenza da parte dei professionisti "senior" non solo per i motivi già sopra evidenziati - diversamente avrebbero dovuto rinunciare ad interessarsi di procedure concorsuali, ma anche perchè gli studi sono ben organizzati e certamente alle nuove incombenze sono stati deputati collaboratori più giovani e più abituati all'utilizzo degli strumenti informatici e digitali.

I maggiori inconvenienti - continua il magistrato - si sono verificati soprattutto all'inizio in relazione all'inoltro delle domande di insinuazione al passivo che possono essere presentate direttamente dal creditore senza necessità di ausilio di avvocato. Domande cartacee presentate ancora in cancelleria o inviate al curatore via mail e non tramite pec sono state ritenute inammissibili, ma si è cercato comunque di dare loro le indicazioni necessarie per la successiva presentazione nelle forme di legge. Altri invece, pur usando la PEC, hanno inoltrato le domande e gli allegati al curatore nei formati più vari procurando quindi complicazioni di altro genere.

La riforma - rileva Caterina Santinello - in generale ha avuto innanzitutto lo scopo di alleggerire il lavoro delle cancellerie spostandolo sui professionisti che hanno sicuramente molti più mezzi per farvi fronte. Quanto invece all'eliminazione della "carta" in vista di una gestione telematica delle procedure, ritengo che difficilmente tale obiettivo è stata e potrà, anche in futuro, essere concretamente raggiunto. La stampa delle domande di insinuazione al passivo e di tutti gli allegati, spesso corposi e complessi, a mio giudizio resta indispensabile per poter decidere, con cognizione di causa, sulle varie istanze sia da parte del curatore in fase di predisposizione del progetto di stato passivo, sia da parte del G.D. in fase di udienza di verifica. Tanto è vero che i curatori continuano ad arrivare alle udienze di verifica con la stampa cartacea quanto meno delle domande di insinuazione.

Se il passaggio alla Pec nelle procedure fallimentari sembra essere avvenuto a Padova senza grandi intoppi, è invece probabile che le previsioni del processo telematico per le quali tutti gli atti del processo dovranno essere depositati telematicamente entro il 30 giugno 2014, possa creare qualche problema.

In molti Tribunali - ci ricorda Caterina Santinello - compreso quello di Padova, non si è affatto pronti. Mancano gli strumenti che - anche quando esistenti - molto spesso non funzionano completamente (vedi consolle del magistrato), manca una adeguata formazione degli operatori, magistrati compresi, all'utilizzazione dei predetti sistemi e strumenti; il tutto è lasciato principalmente all'iniziativa, alla buona volontà del singolo e alla disponibilità dei colleghi esperti ad insegnare. Se c'è poi qualche intoppo dal punto di vista informatico - conclude il magistrato - si deve aprire un " ticket", cioè chiamare l'assistenza a Roma, nonostante gli operatori si trovino al piano di sotto del tribunale, aspettare che questi arrivino , i quali peraltro si interessano e risolvono solo il problema segnalato con il ticket, se si riscontrano altri problemi bisogna aprire un altro ticket (!) e riniziare la trafila!

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