Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Peculato, arresto dirigente Regione Guai imprenditore e 2 ex sindaci

Tre le ordinanze di custodia eseguite martedì dalla finanza. Ai domiciliari l'ex capo della Direzione tutela ambiente del Veneto, che vive a Padova. Frode nel progetto di forestazione della discarica di Sant'Urbano

Numeri imponenti. Duecento finanzieri del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia impegnati della prime luci dell'alba di martedì nell'operazione "Buondì", che a dispetto del nome non deve essersi rivelata un buongiorno per chi ha scoperto di essere indagato dalle fiamme gialle. Gli agenti hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di un dirigente della regione Veneto, Fabio F., 57enne veneziano di Noale ma residente a Padova, ex capo della Direzione tutela ambiente della Regione, di un imprenditore nel settore ambientale, Sebastiano S., 52enne padovano di Saccolongo, e di una professionista, Maria D. S., 47enne di Mestrema residente a Mogliano, entrambi sottoposti a obbligo di dimora. Tra le persone indagate risultano anche l'ex sindaco 49enne di Sant'Urbano Dionisio Fiocco e l'ex sindaco 47enne di Piacenza d'Adige Giorgio Lucio.

PECULATO, FALSO. Cinquanta le perquisizioni eseguite tra Veneto ed Emilia-Romagna, con sequestri di conti correnti nei confronti di diverse società coinvolte nelle indagini, coordinate dai pm Giorgio Gava di Venezia e Sergio Dini di Padova, che hanno ipotizzato i reati di peculato, malversazione a danno dello Stato, abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

CONTROLLORI NON INDIPENDENTI. Le indagini traggono origine da un approfondimento informativo a seguito di un controllo incrociato ai fini tributari nel settore dei materiali ferrosi effettuato nel 2011 da militari di Venezia negli Uffici della Regione. Dalle indagini è emersa la figura del dirigente regionale, che assommava su di sè molteplici incarichi nella procedura per il rilascio delle autorizzazioni di intervento ambientale concernenti le aree per la concentrazione dei rifiuti: era membro della commissione Via e della Commissione Tecnica Regionale all'Ambiente. Sotto le lenti degli investigatori anche le modalità di nomina delle società che per legge dovevano fungere da terzi controllori indipendenti: le indagini indicano che tali società sarebbero riconducibili al dirigente regionale attraverso una fiduciaria svizzera, gestita dal commercialista Gionata Sergio M., indagato. La fiduciaria svizzera possedeva altresì le quote di altre società coinvolte nel giro dei terzi controllori indipendenti e riconducibili ad altri sodali del dirigente regionale, ovvero l'imprenditore e la professionista sottoposti a obbligo di dimora.

INCARICHI INCOMPATIBILI. Le indagini delle fiamme gialle hanno evidenziato come il dirigente, conoscendo l'iter delle varie pratiche, riusciva a farsi nominare collaudatore delle opere, in alcuni casi dichiarando falsamente di non avere incompatibilità con tale incarico e, in altri casi, omettendo del tutto di richiedere l'autorizzazione all'incarico alla Regione. Le imprese coinvolte potevano contare su modalità agevolate di assegnazione dei contratti di controllo, grazie appunto all'illecita condotta del dirigente in seno agli organismi competenti della Regione: in questo modo le imprese hanno acquisito notevoli profitti che difficilmente sarebbero stati conseguibili in una situazione di "libero mercato".

FUGA DI CAPITALI ILLECITI. Sono stati monitorati, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, molteplici viaggi dall’Italia alla Svizzera degli indagati che comproverebbero, grazie anche agli accertamenti bancari effettuati dalle fiamme gialle, un’ingente fuga di capitali illeciti. In una prima fase delle indagini sono anche state contestate amministrativamente le omesse comunicazioni agli organismi competenti degli avvenuti collaudi da parte dei committenti: ciò ha permesso all'Erario di recuperare circa 2 milioni di euro di sanzioni per mancata comunicazione dei compensi e per conferimenti di collaudi senza autorizzazione; a fronte di tale attività la Regione ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti del dirigente regionale, che è stato sospeso dal proprio ufficio per sei mesi dal 1 ottobre 2013 al 31 marzo 2014.

LA "CRICCA DEL MOSE". Anche quest’indagine ha evidenziato il coinvolgimento di soggetti già resisi protagonisti della maxi-operazione nei confronti della "cricca del Mose". Le società del dirigente regionale hanno ricevuto in affidamento diretto l’esecuzione dei lavori di telerilevamento delle discariche abusive presenti sul territorio regionale e di certificazione ambientale di otto comuni rivieraschi del Garda, lavori finanziati con fondi regionali dell’assessorato all’Ambiente (retto all’epoca dei fatti dagli assessori Giancarlo Conta prima e Renato Chisso poi, entrambi indagati per abuso d’ufficio) e assegnati al magistrato alle acque di Venezia per l’individuazione del soggetto esecutore. Il magistrato alle acque (ufficio retto all’epoca da Maria Giovanna P. e, successivamente, da Patrizio C., entrambi indagati per abuso d’ufficio) ha affidato l’incarico direttamente al Consorzio Venezia Nuova, aggirando la normativa sugli appalti. Attraverso la complicità di un funzionario responsabile del Servizio informativo del Consorzio Venezia Nuova, Roberto R. (indagato per abuso d’ufficio), i lavori di telerilevamento per complessivi 2,5 milioni di euro sono stati assegnati alla società Marte, riconducibile al dirigente regionale e ai suoi sodali; la Regione non ha invece sborsato il denaro relativo alla certificazione ambientale dei comuni rivieraschi del Garda perché le società riconducibili al dirigente non hanno fornito sufficiente documentazione giustificativa delle spese sostenute.

LA DISCARICA DI SANT'URBANO. Il dirigente regionale avrebbe operato fraudolentemente anche nel progetto di forestazione della discarica di Sant’Urbano: prendendo spunto dal protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, ha creato i presupposti per l’istituzione di un fondo pubblico regionale, alimentato da parte della tassa sui rifiuti di alcuni comuni limitrofi alla discarica, che avrebbe dovuto essere gestito direttamente dal Comune di Sant’Urbano. Il denaro del fondo è stato attribuito - attraverso un incarico fatto avere direttamente alla società Green Project, creata ad hoc e riconducibile al dirigente regionale, che ha ricevuto complessivamente 5 milioni di euro in virtù di una convenzione con le amministrazioni locali, in particolare col Comune di Sant’Urbano: le opere di forestazione sono iniziate e subito abbandonate e, a fronte di ciò, la Regione Veneto - cooperando di fatto con le fiamme gialle di Venezia - ha aperto un contenzioso con la Green Project, tuttora in corso, ottenendo la restituzione di oltre 3 milioni di fondi indebitamente percepiti.

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