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Pesca abusiva

Pesca abusiva

Boom di pescatori abusivi dall'Est, pesce usato anche per fare crocchette animali

La denuncia da parte della Provincia di Padova che ha firmato un decreto per fermare il crescente fenomeno di bracconaggio: stop alla pesca nelle acque secondarie e limitata quella nelle principali

"Pesca abusiva, bracconaggio e sovrapesca sono attività che vanno assolutamente contrastate per salvaguardare la salute dei consumatori, per tutelare la fauna ittica e il commercio legale". E’ quanto ha detto il presidente della provincia di Padova Enoch Soranzo, che ha firmato un decreto per vietare totalmente la pesca nelle acque secondarie e limitare quella nelle acque principali. 

BRACCONAGGIO. La soluzione nasce in seguito ad un fenomeno incontrollabile che sta colpendo i fiumi e i corsi d'acqua della zona: "Intendiamo dare un segnale chiaro e inequivocabile – dice Soranzo - a un fenomeno che sta aumentando in modo esponenziale. Stiamo assistendo ad attività di bracconaggio e pesca di frodo notturna con una conseguente commercializzazione illegale del pescato. La tradizione della pesca nelle acque interne è stata ripresa soprattutto dalle etnie dell’est e il commercio è tornato economicamente conveniente perché c’è molta richiesta. E’ aumentata anche la richiesta di pesce misto per fare mangimi per animali, come crocchette per cani e gatti. Questo ha provocato l’infiltrazione di bande che agiscono di notte saccheggiando i fiumi con enormi reti e catturando tutto quello che possono: pesci siluro, carpe, cefali. Purtroppo oltre alle dannose reti a strascico, utilizzano scariche elettriche e sostanze chimiche che danneggiano l’habitat dei nostri fiumi. Spesso il pescato viene spedito in Romania e alimenta il mercato nero all’estero, impoverendo l’intero comparto e togliendo la materia prima ai pescatori locali. Le limitazioni imposte dal nuovo decreto rappresentano un’ulteriore strumento che consentirà alla polizia provinciale di vigilare più severamente sui nostri fiumi”. Vietato quindi l’utilizzo del tremaglio, del bertovello con ali, del cogolo e della vangaiola almeno in alcuni corsi d’acqua. La richiesta di tutelare questa situazione è giunta da istanze forti del mondo della pesca professionale e sportiva. 

IL FENOMENO. Sono 25 le licenze di pesca professionale concesse in provincia di Padova e un buon numero di pescatori svolge l’attività nella zona lagunare valliva, conosce il proprio territorio e lo rispetta perché gli consente una continuità a livello lavorativo. Ora c’è una mobilità diversa, i pescatori si spostano e arrivano da altri paesi e questa mancanza di legame al territorio non tutela il mantenimento della fauna ittica. Chi arriva da zone diverse inoltre difficilmente conosce la normativa e i divieti che sono specifici di ogni zona. Le problematiche legate a questo fenomeno sono tante: scarico abusivo di liquami, violazione delle norme igieniche nello stoccaggio del pescato, avvelenamento delle falde acquifere, danni al paesaggio e alla fauna, evasione fiscale. 
 

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