Pfas: non c'è inquinamento nell'acqua distribuita da Etra

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

L'emergenza PFAS non è passata e la preoccupazione degli utenti permane: lo dimostrano le molte chiamate giunte fino ad oggi al centralino di Etra da parte di residenti nei territori serviti dalla multiutility.

Etra ha, in più fasi, attuato una vera e propria "operazione trasparenza", pubblicando le analisi sul sito web aziendale, con vari comunicati di aggiornamento, relativi a monitoraggi ordinari e straordinari, e organizzando un incontro tecnico informativo che si è tenuto a fine giugno nella sede di Rubano.

Proprio in quell'occasione un dettagliato quadro della situazione relativa alle falde da cui attinge l'azienda è stato fornito da Lorenzo Altissimo, già direttore del Centro Idrico di Novoledo, uno dei massimi esperti di reti idriche in Veneto: "La contaminazione da PFAS nell'acqua di Etra è idraulicamente impossibile - ha spiegato - in quanto gli strati sotterranei contaminati sono lontani e isolati rispetto al bacino servito, e anche se l'inquinamento continuerà a muoversi in falda, non potrà comunque mai raggiungere i punti di prelievo di Etra".

Etra si è attrezzata fin dalle prime avvisaglie, nel 2013, per indagare l'eventuale presenza di PFAS nella propria rete, ma le analisi hanno sempre dato esito negativo, fino all'ultimo monitoraggio straordinario affidato per massima garanzia ad un laboratorio esterno, che ha confermato quanto rilevato finora: nessuna contaminazione.
Non solo in tutti i punti di prelievo di Etra (quindi nell'acqua distribuita dai rubinetti di casa), ma perfino nelle acque reflue, ovvero dopo la depurazione: tutti i campioni sono risultati entro i limiti di potabilità.

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