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Pfas, la Regione Veneto: “Polverone sollevato dai ministeri. Noi ci siamo attivati”

L’assessore all’ambiente del Veneto risponde a quanto affermato venerdì dai ministri della salute e dell’ambiente

“Prendo atto delle dichiarazioni espresse dai ministeri sulla delicata questione dei Pfas, ma ci sono alcune considerazioni da fare per riportare il tutto in termini di correttezza, a partire dalla distinzione tra acque ad uso potabile (ambito sanitario) e acque superficiali e sotterranee (ambito ambientale)".  E’ l’assessore all’ambiente del Veneto a rispondere a quanto affermato venerdì dai ministri della salute e dell’ambiente in merito agli interventi per far fronte alla problematiche della presenza di sostanze perfluoro-alchiliche nelle acque.

LA TESI.

 “Il ministro Galletti dice che “per il conseguimento di questi standard e alla luce delle pressioni che vengono esercitate sul proprio territorio, come dice il Codice ambientale all'art.101, la Regione nell'esercizio della sua autonomia può, tenendo conto degli scarichi massimi assimilabili, definire valori limite anche diversi”. Evidenzia quindi, come sostengo da sempre, che il presupposto per la regione di restringere i limiti nazionali è che questi ultimi siano fissati dal governo. Il ministro si dimentica però che i limiti per queste sostanze non esistevano e sono stati introdotti dal ministero solo a fine 2015 e solo su nostra esplicita richiesta. Certo che potremmo abbassare ulteriormente i limiti, ma esclusivamente per quelle attualmente normate che non sono tutte, come per esempio quelle a catena corta. Per quelle in cui la norma non c’è il problema resta, tant’è vero che abbiamo già ricevuto parecchi ricorsi per eccesso di potere quando abbiamo fissato limiti con atti amministrativi regionali e, senza una norma di legge nazionale chiara, c'è il rischio concreto di soccombere in sede di giudizio. Cosa che per altro è già accaduta una volta. Ricordo a tutti che in ossequio al principio di precauzione la Regione Veneto ha imposto agli scarichi industriali gli stessi limiti delle acque potabili”.

 GLI STANDARD.

 “Il ministro sottolinea che il nostro ''e' l'unico Paese in Europa che ha inserito i Pfas negli standard di qualità ambientale delle acque superficiali e sotterranee, imponendo un monitoraggio sul rispetto dei valori soglia anche oltre i confini veneti” Il ministro si dimentica di dire che il monitoraggio è stato imposto a maggio di quest’anno e dopo che il Veneto lo ha sollecitato a più riprese e nelle diverse sedi.  Non dice neppure che a quella richiesta nessuna regione ha risposto e il ministero ad agosto ha dovuto tornare ad insistere perché il monitoraggio venisse avviato. Non è quindi il Veneto ad essere in ritardo ma chi lo ha fatto quattro anni dopo che il problema è stato segnalato a livello nazionale dal CNR”. L’assessore dichiara ancora: “Il ministero della salute fa uscire anche una nota del direttore generale della prevenzione che dice che bisogna partire dalla Regione del Veneto perché qui è stata riscontrata la concentrazione più alta di Pfas. Rispondo che si deve intervenire in qualsiasi parte del Paese ci sia traccia di questi inquinanti e per questo riteniamo necessario estendere valori di parametro dei Pfas su tutto il territorio nazionale.

 LE CONCENTRAZIONI.

 “Il ministero sostiene che nelle altre regioni il 90% dei campioni analizzati hanno concentrazione molto bassa, inferiore a 50 ng/l, ma lo studio del CNR del 2013 ha riscontrato in acquedotti di una città non veneta ben 120 ng/l di Pfos, la sostanza più pericolosa della famiglia Pfas (in Veneto il limite è  30 ng/l). Ciò significa che ad oggi ci sono italiani al di fuori del Veneto che bevono acqua inquinata più degli scarichi industriali del Veneto e questo per me è a dir poco preoccupante. Per cui sarebbe opportuna una valutazione più accurata dei dati da parte del ministero della salute". L’assessore aggiunge: “Alle dichiarazioni del ministro Lorenzin dico che l’unico aspetto assodato in questa vicenda è che noi ci siamo attivati e per di più abbiamo imposto agli scarichi industriali gli stessi limiti previsti per le acque potabili, mentre per le altre aree del territorio nazionale non è così. Spiace che il ministero della salute non tenga conto di quanto segnalato dal CNR, sottovalutando questo enorme problema". “In tutto questo polverone sollevato ad arte – conclude l’assessore – emerge almeno una buona notizia da parte del ministero Galletti e cioè il decreto che sblocca gli 80 milioni promessi nell'ambito dei Fondi Sviluppo e Coesione. Era ora. Noi siamo pronti a partire immediatamente per stralci successivi. E potremmo concludere tutti i lavori per l’approvvigionamento idrico alternativo nel giro di 48 mesi per fornire acqua senza presenza di Pfas alle aree del Veneto interessate dall’inquinamento”. 

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