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Piano casa, il Tar boccia le limitazioni volute dal Comune

La sentenza svuota l'amministrazione di palazzo Moroni della potestà di porre vincoli. Erano stati posti dei limiti per regolare appunto le distanze dalle strade, dai confini. Rossi: "In base alla nuova sentenza, chi costruisce per primo può danneggiare il confinante che interviene successivamente"

Ad oggi, sono 540 le richieste pervenute in comune a Padova relative al Piano casa che riguardano interventi di ampliamento del patrimonio esistente diffuso in città. Gli interventi riguardano principalmente mono e bifamiliari. 510 sono interventi residenziali, 30 non residenziali. Ventisette le demolizioni e ricostruzioni di interi edifici.

 
Una sentenza del Tar Veneto contro il Comune, la 576 del 2011, ha stabilito che l'amministrazione non può disciplinare o porre limitazioni agli interventi previsti dal Piano casa sulle prime case di abitazione per le quali valgono unicamente le disposizioni contenute nella legge regionale 14 del 2009. Quest'ultima, al fine di rilanciare il comparto edilizio e di rinnovare il patrimonio esistente, prevede la possibilità di realizzare interventi di ampliamento di edifici esistenti in deroga a tutte le disposizioni dei piani regolatori comunali e degli strumenti urbanistici, facendo salve solo le disposizioni di legge di rango superiore: codice civile per le distanze tra le costruzioni, codice della strada e decreto ministeriale 1444 del 1968 per le distanze dai confini e dalle strade.
 
"Si tratta di un piano che rappresenta già una forzatura – dichiara il vicesindaco Ivo Rossi - che doveva avere vita breve, due anni, per il quale invece è già stata pensata un'ulteriore proroga che non è altro che una scorciatoia o meglio una deviazione rispetto alle norme, un invito da parte del governo all'abusivismo edilizio destinato a creare un clima di potenziale illegalità". "Siamo preoccupati per le distanze degli edifici dalle strade, dai confini, per le altezze, per la possibilità di costruire in sfregio e in violazione delle norme - aggiunge il vicesindaco - La legge sul piano casa spazza via quasi tutta la disciplina urbanistica sulle distanze applicata negli ultimi trenta, quarant'anni, proiettando il contesto giuridico in parte a situazioni dimenticate e in parte a situazioni mai verificatesi in precedenza”.
 
Rossi fa quindi un esempio: in ambito di ampliamento della prima casa, se oggi la distanza prevista tra gli edifici e la strada è di 5 metri e quella tra costruzioni di 10, in base alla nuova sentenza può essere possibile non far rispettare le distanze previste con il rischio che chi costruisce per primo danneggi il confinante che intervenga successivamente. "Come amministrazione avevamo posto dei vincoli per regolare appunto le distanze dalle strade, dai confini - continua l'assessore alle politiche abitative Giovanni Battista Di Masi - Non solo questa sentenza svuota il Comune della potestà di porre vincoli alle prime case, alla sentenza si aggiunge anche un'ulteriore legge, successiva alla legge regionale 14, che delinea l'ambito interpretativo "prima casa" ampliando significativamente la sfera e le azioni dei soggetti aventi diritto".
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