Ricercatori, sospesi gli assegni. La ricercatrice: «Così lavoriamo ugualmente, ma gratis»

«Salvaguardare - racconta una ricercatrice - obiettivi di ricerca, vuol dire che se ci sono scadenze vanno rispettate anche se di fatto sei in sospensione. Non vuol dire lavorare gratis?»

I ricercatori sono la nostra speranza, dice lo slogan di una fondazione molto nota. Mai come in questo momento si elogiano coloro che possono trovare una risposta a un' emergenza che sembra non finire mai. Ma sono proprio quegli stessi ricercatori a rischiare di rimanere senza entrate fino a che quest'emergenza non sarà terminata. Senza entrate, ma non senza lavoro da svolgere.

Ricercatrice precaria

«Hanno introdotto - ci racconta una ricercatrice che preferisce rimanere anonima - la sospensione degli assegni per cause di forza maggiore e gravi motivi, senza però specificare quali sono. Fino all’ultimo Senato Accademico, la sospensione di assegno di ricerca faceva parte del contratto per documentate motivazioni personali, che potevano essere maternità o malattia. L’avente diritto all’assegno, un ricercatore a tempo determinato quindi, poteva chiedere la sospensione della retribuzione in modo da non dover rinunciare in toto all’assegno. Con l’introduzione di questa norma le cause di forza maggiore non sono specificate e quindi ci si trova in una situazione davvero paradossale». Però l’emergenza c’è, se un ricercatore non si può recare in laboratorio non rischia di compromettere il suo lavoro o di non poterlo fare? «Se un ricercatore lavora su uno strumento e questo si rompe mica vuol dire che non si può più portare avanti il lavoro di ricerca. Eppure anche questa può essere una causa di forza maggiore. Non si può sospendere la retribuzione perché il lavoro del ricercatore comprende anche altre cose. Ci sono ricercatori che tengono corsi all’Università, ci sono quelli che supportano la didattica, la ricerca bibliografica. C’è poi tutto il lavoro dei dati di analisi e statistica che porta via tantissimo tempo. Senza tralasciare la produzione dei “paper” scientifici, le pubblicazioni».

Senato Accademico

«Dopo che Adi e i rappresentanti tecnici amministrativi hanno protestato presso il Senato Accademico durante la seduta per l’introduzione di questa modifica al contratto, è stato introdotto il vincolo che la richiesta debba arrivare solo da chi ha diritto all’assegno. Cosa che all’inizio non era prevista. Messa sulla carta, questo vincolo potrebbe sembrare essere  risolutivo per la situazione. In realtà nell’equilibrio che c’è tra il professore che gestisce i fondi, l’avanzamento del progetto di ricerca e il ricercatore stesso, quest’ultimo è l’anello debole».

Precariato

«Il ricercatore è un precario: si parla di assegni che al massimo toccano mille e quattrocento al mese, per un anno, assegno che poi può essere rinnovato per massimo di quattro volte. Questo vuol dire che al termine di questo ciclo un ricercatore o riesce a fare avanzamento di carriera e diventare ricercatore a tempo indeterminato, o deve retrocedere a borsista, con stipendio sotto gli ottocento euro, zero contributi ecc… Quindi è evidente che gioca un ruolo molto importante il professore perché è lui che porta avanti la causa e ti presenta al Senato Accademico come uno che merita l’avanzamento di carriera. Per cui la carriera del ricercatore è sempre più vincolata a una figura specifica, ovvero quella del suo supervisor, determinando un rapporto decisamente disequilibrato».

Rischi

«La norma della sospensione dell’assegno è stata introdotta - prosegue la ricercatrice - in aderenza al Dpcm per l'emergenza Covid19, ma è stata una introduzione intempestiva perché è arrivata qualche giorno dopo la messa a disposizione dei ricercatori biomedici che si sono offerti di alleviare il carico di lavoro che analizzano i tamponi. Si sono messi a disposizione, e anche a rischio, visto che trattano materiale contaminato, i tamponi; due giorni dopo si fa una norma in cui si rende ancora più difficile il lavoro perché il professore potrebbe avere da ridire perché stai percependo uno stipendio ma di fatto non stai lavorando per quello per cui in realtà sei stato scelto».

Lavorare gratis

Quindi sospensione vuol dire non prendere un soldo per mesi? «Si parla di una sospensione della retribuzione, perché se il contratto scade a settembre, in questo caso viene prorogato di due mesi. Quei due mesi in più saranno comunque retribuiti con i soldi risparmiati nei due mesi in cui si è stati fermi. Ma come dicevamo prima, il lavoro del ricercatore non è solo laboratorio. Quindi vuol dire che quei due mesi lavori, fai anche cose che magari in altri momenti non ha tempo di fare come la produzione di articoli, ma non sei retribuito. Quindi di fatto al Senato Accademico si è sdoganato il concetto di lavoro gratis, consapevolmente: «E’ stato messo un punto sulla tutela degli obiettivi di ricerca, che significa che vengono privilegiati quelli. Questo vuol dire che se ci sono scadenze vanno rispettate anche se di fatto sei in sospensione. Non vuol dire lavorare gratis?». 

ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia

Raggiungiamo così Elisa Costanzi, membro segreteria nazionale di ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca in Italia). Dottoressa di ricerca in scienze molecolari, ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Padova. Le chiediamo un parere sulla testimonianza che abbiamo raccolto: «Un ricercatore può lavorare anche da casa, è lesivo della dignità del lavoratore e del ricercatore mettere in pausa il contratto nei mesi di emergenza».  La modifica non soddisfa completamente neppure voi? «La proposta è stata leggermente rivista perché all’inizio in Senato Accademico non era previsto che fosse l’avente diritto all’assegno a richiederne la  sospensione. Anche così, come Adi, segnaliamo che questa norma mostra delle criticità, dei limiti perché potrebbe portare ad esempio a pressioni sugli assegnasti da parte dei super visori». 

Dignità

«Non è sospendendo un assegno di ricerca, che è comunque annuale, che si aiuta la ricerca. Non prevedere quindi sussidi, visto che la cassa integrazione che non è prevista, vuol dire mettere in difficoltà le persone. Da poco si è riusciti a ottenere l’assegno di disoccupazione, il Dis-col, che però non si applicherebbe in questo caso specifico. Qui si parla di mettere in pausa il contratto senza avere null’altro supporto economico a sostegno dei ricercatori. Come associazione abbiamo presentato delle soluzioni per tutelare i precari della ricerca. Noi abbiamo proposto una proroga retribuita. Perché lasciare il ricercatore a casa senza stipendio invece che dargli una estensione dello stesso anche per il periodo di emergenza per poi proseguire fino al termine del contratto?» Voi cosa farete? «Noi all’università di Padova chiedevamo una soluzione di questo tipo, che non è arrivata. Quindi a noi spetta di vigilare sui casi che possono essere più a rischio in questa fase, e lo faremo». 

Stress

Come si può pensare che una persona possa dare il meglio, in un settore delicato come la ricerca se poi queste persone sono sottoposte a uno stress come vivere senza entrate per diversi mesi? «Quelli sottoposti ai dottorandi e ai ricercatori sono già contratti che portano a grande stress. Si passa gran parte del tempo preoccupati perché da una parte si lotta per le scadenze lavorative serratissime e dall’altra per ottenere un nuovo contratto, annuale». 

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