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Presidio di fronte a Palazzo Moroni in solidarietà alla popolazione curdo siriana di Afrin, sotto assedio turco

Convocato dai consiglieri di Coalizione Civica, si chiede che istituzioni locali e nazionali facciano pressione su Erdogan affinché ponga fine all'assedio della città a maggioranza curda

Un centinaio di persone si sono ritrovate alle 17 e 30 di fronte al municipio di Padova. Un presidio convocato da Coalizione Civica, in sostegno ai cittadini di Afrin, la città siriana a maggioranza curda sotto attacco da parte dell’esercito turco. Se in Turchia la questione curda ha sempre avuto risvolti drammatici, quello che sta accadendo negli ultimi mesi è una ulteriore accelerazione che sta assumendo le dimensioni di una enorme tragedia umanitaria. Fa specie, lo hanno sottolineato tutti gli interventi, che coloro che il mondo ha celebrato come coloro che hanno di fatto sconfitto Isis, i curdi YPJ-YPG, oggi siano letteralmente abbandonati al loro destino.

Il presidio

Il presidio, cominciato alle 5 e 30, ha visto la partecipazione di tutti i consiglieri comunali di Coalizione Civica. In una delle prossime sedute del consiglio presenteranno una mozione che chiede alle istituzioni, nazionali e locali, che si spendano con Erdogan e il governo turco per far smettere questo che è un vero e proprio massacro di civili. Una mozione simile è stata votata anche in regione su proposta del consigliere Ruzzante, ed è passata con trentatré voti favorevoli.

Cosa chiede Coalizione Civica

"Chiediamo con forza alla comunità internazionale e all’Unione Europea di non girarsi ancora dall’altra parte, di far cessare subito l’invasione dell’esercito turco nei cantoni del Rojava, di imporre una no fly zone che fermi i bombardamenti aerei. 
Chiediamo alle nostre Istituzioni Locali di intervenire e far pressione sul governo per impedire che la politica di aggressione di Erdogan, contraria ad ogni norma internazionale, possa proseguire.
Fermare subito la strage ed il genocidio del popolo curdo!”.

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Erdogan, il confederalismo democratico in Rojava e la paura che si diffonda in Turchia

L’attacco in territorio siriano è assolutamente ingiustificato anche se non è difficile comprendere che il timore di Erdogan sia quello che l’esperienza del Rojava, la regione del nord della Siria dove i curdi hanno sconfitto Isis, si possa espandere anche nel sud della Turchia. Quello messo in pratica, in Rojava, è il confederalismo democratico, una ricetta tutta incentrata sui diritti, a prescindere dal sesso, nazionalità e religione. Tutto il contrario del disegno che Erdogan sta mettendo in atto prima di tutto nel suo Paese, dove fa arrestare oppositori, fa chiudere giornali e mette in detenzione cronisti e reporter. Non solo turchi, a dire il vero.

Gli interventi

Sono intervenuti al presidio in diversi Gli interventi più significativi è stato certamente quello delle avvocate Aurora D’agostino e Dora Rizzardo, che hanno parlato a nome dei Giuristi Democratici che tanto si stanno impegnando in difesa di giornalisti, avvocati, giudici, insegnanti e docenti che sono in stato di arresto in Turchia contravvenendo a quelle che sono le basi non solo di una democrazia ma di un Paese che rispetta i diritti umani. Altro intervento toccante è quello di Claudio Locatelli, che a Raqqa ha combattuto a fianco dei curdi contro Isis. Oggi ad Afrin c’è un altro giovane veneto che si batte con loro, la testimonianza dello zio ha toccato davvero tutti.

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