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Tornano a processo i genitori di Eleonora Bottaro, morta per aver rifiutato la chemio

La procura è pronta a dare battaglia in Appello per fare chiarezza sul decesso della 18enne, fatta dimettere contro il parere dei medici per seguire una terapia a base di vitamine

Come riporta la stampa locale, si apre una nuova pagina nella vicenda di Eleonora Bottaro, la 18enne di Bagnoli morta di leucemia dopo aver rifiutato le cure. Alla sbarra i genitori, prosciolti nel novembre 2017, che il 25 ottobre torneranno in aula per la prima udienza del processo d'Appello, richiesto dalla procura di Padova.

Il rifiuto della chemioterapia

Omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento. Questo il capo d'imputazione di cui dovrà rispondere la coppia di coniugi, accusata di aver plagiato la figlia adolescente convincendola ad affidarsi ai metodi naturali di Ryke Geerd Hamer, medico tedesco radiato dall'Albo ufficiale. La vicenda inizia nell'inverno 2015, quando Eleonora viene dimessa dall'Azienda ospedaliera di Padova per volontà dei genitori e contro il parere del personale medico di Oncoematologia pediatrica, dove era stata ricoverata. Terribile la diagnosi: leucemia linfoblastica di tipo B2. Una malattia grave, ma con una discreta possibilità di guarigione. Inutile l'appello dei medici al Tribunale dei minori, anche se l'organo giudiziario aveva imposto le cure per la ragazza allora minorenne, lei era già stata dimessa. Poi il trasferimento in una clinica svizzera e la terapia a base di vitamine e cortisone. Inutile, perchè otto mesi dopo, il 29 agosto 2016, Eleonora muore consumata dalla malattia.

Le accuse

Una scelta consapevole e non forzata quella della giovane, secondo la difesa. Un plagio dovuto non all'ignoranza ma alla deliberata decisione di mettere a rischio la vita della figlia, secondo l'accusa. Il perno su cui fa leva la procura è proprio questo: i genitori sapevano che con la medicina ufficiale Eleonora sarebbe potuta guarire, ma l'hanno convinta ad affidarsi alle tecniche sperimentali di Ryke sapendo, ancora una volta, che non davano alcuna garanzia di sopravvivenza. 

Il processo

Nel 2016 la coppia è stata indagata per “omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento” e ha perso la patria potestà. Poi il proscioglimento nel novembre 2017 firmato dal Gip Mariella Fino: il fatto non costituisce reato. Ma la procura non ci sta e il 5 aprile 2018 fa richiesta d'Appello, firmata dal procuratore aggiunto Sanzani, perchè un caso così delicato deve affrontare un dibattimento e non può essere giudicato in via definitiva in sede di indagini preliminari. Prima udienza il 25 ottobre.

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