rotate-mobile
Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

Processo al maresciallo Pegoraro per la morte di Mauro Guerra: è scontro su tutto, anche sul G8

Divisi su tutto i legali della famiglia Guerra, parte civile, e il difensore del maresciallo Pegoraro. Se da una parte si evocano i diritti umani e la difesa a tutti i costi della vita, dall'altra si parla di uso legittimo dell'arma. Nel dimostrarlo i legali citano, evidenziando opposte visioni, le sentenze successive al G8 di Genova 2001

Si aspettavano tutti una sentenza, ma dopo circa un’ora e mezza di dibattimento è stata la stessa Presidente della III sezione penale della Corte d’appello di Venezia, la dottoressa Elisa Mariani a rimandare tutti, per la lettura della sentenza, al 23 febbraio 2022. «Una questione troppo delicata che va approfondita con i tempi necessari», ha fatto sapere la giudice. E’ questa la prima sorpresa dell’udienza che ha visto le tre parti, la procura nella persona della dottoressa Marina Ingoglia, le parti civili, la famiglia Guerra, rappresentata dagli avvocati Fabio Pinelli e Alberto Berardi e la difesa del maresciallo Marco Pegoraro, l’avvocato Stefano Fratucello, esporre le proprie ragioni. 

Uso legittimo

Sono stati loro, gli avvocati della parte civile e della difesa a prendersi la scena, visto che il Procuratore Generale, la dottoressa Marina Ingoglia non ci ha messo molto a confermare e ribadire quella che è la sua posizione, che vorrebbe venisse confermata anche nel rito civile la sentenza del processo penale. Per il Procuratore generale la faccenda è abbastanza semplice, sullo sparo ha ribadito «l’uso legittimo delle armi» e sulla distanza dalla quale è partito il colpo, altro aspetto molto dibattuto, «non si può pretendere la precisione». E quindi ha chiesto la conferma della sentenza di Rovigo, semplificando. A Rovigo, in primo grado, il maresciallo Marco Pegoraro è stato assolto dall’accusa di eccesso di legittima difesa, le motivazioni del giudice giudice monocratico Raffaele Belvederi hanno però sollevato altro che dubbi su quanto è accaduto il 29 luglio nel 2015 in un campo in aperto campagna, a Carmignano di Sant’Urbano. Quel giorno il 32enne Mauro Guerra fece di tutto per sfuggire a un Tso che i carabinieri volevano imporgli ma che nessuno aveva ordinato.

Deserto

E’ stato poi il turno di Alberto Berardi, l’avvocato che insieme al collega Fabio Pinelli, rappresenta la famiglia Guerra. Berardi ha di fatto smontato pezzo per pezzo la deposizione del carabiniere Filippo Vettorato, che è stato sentito nell’ultima udienza. «La deposizione di Vettorato è priva di qualsiasi aderenza alla verità. A partire dall’affermazione sul caseggiato che poteva essere raggiunto dal Guerra, che, ricordiamo, correva in mutande in un giorno con temperature record, mentre è evidente anche dalle foto che oltre che disabitato è distantissimo. Poteva davvero rappresentare un pericolo? Per Vettorato quindi questa possibile occasione d’incontro di altri soggetti legittimava l’azione brutale che è stata compiuta? E anche fosse stato percepito come un pericolo, bisognava per forza freddarlo in maniera letale? Mauro Guerra stava correndo in mezzo a un deserto, chi poteva mai incontrare? Lo ha detto anche il tribunale che Vettorato non dice la verità».

«Deposizioni inverosimili»

Sempre concentrandosi su quegli attimi drammatici che hanno portato alla morte del 32enne di Carmignano di Sant’Urbano, ancora l’avvocato Berardi: «L’imputato non presentava un pericolo per nessuno dal momento in cui è tornato nella sua abitazione. Tutto l’inseguimento per i campi e ciò che accade dopo sono state condotte arbitrarie e illegittime. Non necessario e illegittimo, lo ribadisco.  Il sofisma poi del colpo di pistola che mira al capo e quindi pericoloso rispetto al colpo che mira al fianco che invece non dovrebbe arrecare gran danno cozza con la realtà e non ha bisogno di grossi argomenti per essere ricusato. Colpendolo al fianco, il maresciallo Marco Pegoraro, gli ha perforato organi vitali che lo hanno portato alla morte, quasi immediata. E messo in quel modo che pericolo poteva portare, Guerra? Eppure si è provveduto ad ammanettarlo mentre stava morendo». E ancora: «Si è colpito al fianco perché si cercava di limitarne i movimenti violenti verso Sarto?  E’ stato colpito al fianco opposto rispetto al braccio che si muoveva, come è stato dimostrato ampiamente. Medico legale e medico che sono intervenuti, unanimi: “La condizione di Sarto non ci ha creato nessuna preoccupazione”. E se Vettorato fa confusione nella ricostruzione, Sarto – (l’altro collega intervenuto nel dibattimento, quello che di fatto ha bloccato Guerra e per salvare il quale Pegoraro avrebbe sparato, n.d.r.)  -  è smentito dai fatti e dalle perizie. E poi sulla distanza, si è arrivati a parlare di dieci metri mentre lo sparo è avvenuto da meno di 4 metri almeno. Ma non dimentichiamo che, il consulente tecnico del PM, nel processo di Rovigo, aveva ricostruito una distanza di un metro e mezzo. La difesa dell’imputato, lo aveva dichiarato». Berardi dopo aver evidenziato una serie di altre incongruenze ha definito, quella del 29 luglio 2015, «una gestione inaccettabile e scellerata da parte di quei carabinieri, in cui si è creato un disagio che è poi concluso drammaticamente, nel peggiore dei modi possibile».

Diaz

L'avvocato Fabio Pinelli, dopo il lungo intervento del collega ha letto alcuni passaggi di alcune sentenze che hanno fatto la storia di giurisprudenza e diritti umani in questi ultimi vent'anni, come quella del processo a carico di agenti che avevano praticato torture alla scuola Diaz durante il G8 di Genova 2001. Ha evidenziato come sia le sentenze che le motivazioni di esse vengano in soccorso di questa causa. Fa altresì notare, Pinelli, riferendosi alla dottoressa Ingoglia:«Abbiamo sentito parlare di uso legittimo della armi e del fatto che non si può pretendere la precisione, in merito allo sparo. Sono frasi che non si possono sentire in un’aula di tribunale». Poi Pinelli ha insistito sul principio che anche «chi è in custodia deve essere tutelato dallo Stato. Anche se ha compiuto un atto criminoso. Non certo il caso di Mauro Guerra che era a casa sua, non poteva nuocere a nessuno». Per Pinelli, lo spiega in mille modi, l'uso dell'arma da fuoco deve essere altro che giustificato, «altrimenti staremmo parlando tutti i giorni di casi come questo, ogni volta che un arrestato oppone resistenza. Ma mica gli si spara». 

Giuliano/i

Il difensore del maresciallo Marco Pegoraro, l’avvocato Stefano Fratucello, ha cercato di ribaltare la tesi della parte civile partendo proprio dalla affermazioni dell'avvocato Pinelli. Ha così anche lui cercato un riferimento a quanto dice la giurisprudenza sui fatti del G8 e non poteva che pescare che nella sentenza sul processo per la morte di Carlo Giuliani. Fratucello in realtà lo chiama Giuliano per tutto il suo intervento tanto che solo dopo un po' si comprende senza dubbi a cosa sta facendo riferimento. Però è chiaro che per lui, al contrario di quanto sostiene il collega Pinelli, l'uso dell'arma da fuoco è più facilmente giustificabile. Poi tante citazioni di film, da "Sbatti il mostro in prima pagina" di Bellocchio, dove per Fratucello il maresciallo Pegoraro incarna perfettamente il personaggio interpretato da Gian Maria Volonté. Poi cita "la giusta distanza" per contrattaccare il collega Berardi sulla posizione di Pegoraro al momento dello sparo. Per Fratucello, «la vera vittima di questa storia, è il maresciallo Pegoraro». 

Vittime

Intanto, se di vittime si vuol davvero parlare, di certo lo sono i genitori e i famigliari di Mauro Guerra, anche oggi in aula. «Bisogna ancora aspettare, dobbiamo avere pazienza e fiducia», ha detto la madre Giusi, visibilmente stanca dopo sei lunghissimi anni. Cosa saranno mai altri tre mesi di attesa? 

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Processo al maresciallo Pegoraro per la morte di Mauro Guerra: è scontro su tutto, anche sul G8

PadovaOggi è in caricamento