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Cronaca

Processo Mauro Guerra: i carabinieri Sarto e Vettorato sentiti dal giudice

La prossima udienza è prevista sempre nell'aula bunker di Mestre per il 17 novembre 2021 alle 14 e 30, dove potrebbe arrivare la sentenza della causa civile. La giudice Mariani ha sottolineato che c'è bisogno di vagliare al meglio le testimonianze che sono state rese dai due carabinieri

La corte d’Appello di Venezia, dopo il ricorso ai fini di un risarcimento civile presentato dagli avvocati della famiglia Guerra, Fabio Pinelli e Alberto Berardi, aveva deciso di sentire ancora una volta alcuni testimoni, due carabinieri e un medico del 118. All’udienza che per questo motivo era stata fissata per il 22 maggio, i due carabinieri, Stefano Sarto e Filippo Vettorato, non si sono presentati, adducendo come motivazione il fatto che nessuno aveva comunicato loro, dalla stazione dei carabinieri di Este, la necessità di presentarsi. Va detto che invece il medico, il dottor Nicola De Piccoli, in realtà a quella udienza si presentò, farcendo però la sua testimonianza di una serie infinita di «non ricordo». Lunedì 27 settembre si è così tornati nell'aula bunker di Mestre, per sentire i due carabinieri.

Udienza

Quando sono le 15 e 30, il dibattimento è iniziato con un'ora di ritardo, è il turno di Filippo Vettorato: è nato a Este il 10 luglio 1974, la città dove è in servizio. La prima domanda che gli viene posta riguarda il momento dell’inseguimento. «Mauro -  lo chiama sempre così Vettorato, usando il nome proprio della vittima - aveva deviato la sua corsa verso il campo. Sarto era avvantaggiato rispetto a noi, e Mauro si è fermato mostrando le braccia al collega e in quel momento lo ha spinto riprendendo a correre. Una volta raggiunto ha iniziato a colpire e percuotere il collega. Mauro non desisteva da questo. Ho provato a mirare con la pistola per fermarlo ma non me la sono sentita sparare», racconta. «Dopo di che ho sentito i primi spari ma Mauro non desisteva dal colpire Sarto. E lui continuava a dimenarsi ancora. Non mi ero accorto che era ferito». Una versione che anche Sarto ha confermato. «Noi eravamo tutti sparpagliati, ma eravamo nella stessa direzione di corsa. Sarto era un po’ più avanti rispetto a me e al maresciallo Pegoraro, che si trovava sulla mia destra a una distanza di cinque, sei metri». A suo tempo sulla distanza disse circa quattro metri, fa notare la giudice, la consigliera relatrice Patrizia Montuori. «Io era sulla estrema sinistra posizionato, parallelo alla mia posizione c’era il maresciallo Pegoraro». A Vettorato vengono fatte notare alcune incongruenze tra il racconto che ha fatto oggi nell’aula bunker e quanto dichiarato durante le indagini. «Io ho continuato a correre, gli spari li ho uditi e percepiti, ma nonostante questo ho continuato a correre e correre». Si tratta comunque di cinque metri, non possiamo non farlo notare. Confonde poi il lato destro da quello sinistro, spiegando la scena che ha portato alla morte di Mauro Guerra. «Eh, ma io sono macino», si giustifica di fronte alla giudice. 

Esitazioni

Non sempre risponde pronto alle domande, poi appunto confonde la destra con la sinistra tanto che deve intervenire l'avvocato difensore del maresciallo Pegoraro, l'unico imputato in questo processo, Stefano Fratucello, per chiarire l'errore.  «Saremo stati distanti una decina di metri dal luogo del fatto», dichiara dopo averci pensato a lungo. «Quando Pegoraro si è fermato e ha mirato, io non l’ho visto. Non mi sono fermato quando sono partiti i colpi. Ho solo visto il maresciallo prendere la mira». Le giudici lo incalzano perché sono diverse le incongruenze nella sua deposizione. «Ho dedotto che a sparare fosse lui, ma non l’ho visto farlo». Si ricorda bene invece di Mauro, che continua a chiamare sempre così, «che brandiva le braccia per colpire con il ginocchio sopra il torace del maresciallo. Dava dei pugni con la manetta sul capo del collega». Non è la prima volta che Vettorato mostra di non avere le idee così chiare e gli viene fatto notare ancora. Gli viene quindi chiesto se vedeva o non vedeva: «Avevo il campo libero, vedevo tutto», ha precisato Vettorato.

Spari

Il sostituto Procuratore generale è tornata sulla questione distanza, i dieci metri dichiarati. Mentre spara Pegoraro, a che distanza si trova rispetto a Guerra? «Una decina di metri, ma potrebbe essere anche di più». Quando tocca all’avvocato Alberto Berardi, difensore della parti civili, domanda quanti colpi di pistola ha sentito: «Due o tre», risponde. «Sono esplosi a distanza temporale ravvicinata», ma non è molto chiaro nel racconto tanto è vero che viene fermato più volte. «Io non mi ero accorto fosse ferito, non me ne ero accorto». Gli viene fatto notare che lui precedentemente aveva dichiarato di averlo visto sparare un colpo un aria. «Ha visto che Guerra ha continuato a colpire Sarto, lei non si è accorto che era stato colpito», fa notare la presidente della corte. Quando gli viene chiesto perché abbia raccontato di un colpo sparato in aria fa intendere che presume lo sia stato, perché non ha di fatto visto nessuno, e lo spiega mimando il gesto, sparare con il braccio alzato verso il cielo. Un'ultima cosa che non ha convinto le giudici è quando racconta che pur correndo avrebbe visto degli schizzi di sangue provenire dalla testa di Sarto. «Come ha fatto a vedere gli schizzi di sangue, mentre correva?», gli viene fatto notare dalla giudice Montuori. 

Sarto

Al Brigadiere Sarto Stefano, ora in servizio a Rovigo, viene chiesta la stessa cosa che è stata chiesta al collega. Cosa è accaduto dopo che Guerra ha trovato la chiesa chiusa, quando cioè si è messo a correre nel campo. «A Mauro -  anche Sarto lo chiama amichevolmente per nome -  ho detto di smetterla, di fermarsi. Finiamola qui gli ho detto e lui ha mostrato le mani in avanti per farsi ammanettare. Ho agganciato la prima manetta col polso destro, ma è riuscito a strapparmele di mano e si è messo a correre di nuovo. Abbiamo corso un bel po’ su questo campo. Quando mi ha colpito con un pugno al viso sono caduto di schiena a terra, rimanendo senza fiato. Pensavo che scappasse, invece me lo sono visto sopra. Ha iniziato a colpirmi con la mano destra utilizzando il gancio che sporge tra le manette. Sanguinavo. Era molto più forte di me, continuava a colpirmi. Ho sentito due colpi di arma da fuoco e nonostante questo continuava a colpirmi. Mi teneva bloccato per terra con il suo peso».

Rincorsa

Alla domanda della giudice Mariani, sul perché era davvero necessario rincorrere ancora Mauro Guerra, seppure in mutande e scalzo dopo ore in cui di fatto è stato assediato in casa sua illegittimamente visto che i carabinieri volevano imporgli un Tso che nessuno aveva autorizzato, Sarto ha risposto: «C'era un'abitazione, avevamo paura che volesse fare del male a qualcuno». Poi gli è stato chiesto, visto che il collega Vettorato lo ha ripetuto più volte che Sarto proteggeva la sua pistola pur confondendo la sinistra con la destra, se Guerra avesse dato l'impressione di voler portargliela via. Sarto risponde secco: «No». Si ricorda quanti pugni ha parato e quanti l’hanno colpita, chiede l’avvocato Berardi:  «Non sarei in grado di dirlo, era una raffica di colpi. Con mano alzata, la destra, mi riparavo ma riuscivo solo a riparare i danni». Due invece i colpi di pistola che sente esplodere.

Testimonianze

La prossima udienza è prevista per il 17 novembre 2021 ore 14 e 30. La giudice Mariani ha sottolineato che c'è bisogno di vagliare al meglio le testimonianze che sono state date dai due carabinieri: «Vista la complessità e la delicatezza del caso è necessario vagliare bene cosa è stato dichiarato», ha detto dando appuntamento alla prossima udienza dove dovrebbe esserci finalmente una sentenza. «Ho sentito tante incongruenze - commenta Giusi Guerra, la mamma di Mauro -  tra quello che ha detto il medico nella scorsa udienza e quello che hanno dichiarato oggi i due carabinieri. Ho sentito tante cose non vere e anche qualche stupidaggine, a dire il vero. La questione delle distanze ad esempio è ricostruita in maniera un po' ridicola, non saprei usare un'altra parola. Anche il racconto di quando e come è stato ammanettato Mauro non torna affatto. Inoltre, quando Sarto fa riferimento a una casa che mio figlio avrebbe potuto raggiungere, in realtà parlano di un casolare abbandonato che è lontanissimo dal campo. Ho sentito tante cose che davvero non tornano». 

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