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Caso Samira: iniziato il processo a Mohamed accusato di omicidio e occultamento di cadavere

L'uomo, che recentemente ha cambiato avvocato affidandosi a un pool di legali e tecnici, si è presentato in aula. Rischia una condanna da 21 anni all'ergastolo

È iniziato venerdì mattina in corte d'Assise a Rovigo il processo a Mohamed Barbri, il marocchino di 43 anni accusato dell'omicidio della moglie Samira El Attar di cui non si hanno più notizie dall'ottobre del 2019 quando la donna, dopo aver accompagnato la figlia a scuola, è sparita nel nulla. L'uomo è stato arrestato a Madrid dopo una fuga durata 14 giorni: i carabinieri del comando provinciale di Padova hanno indagato per mesi, inchiodandolo con una serie di prove. Manca però ancora il cadavere della donna che non è mai stato trovato.

Il processo

Mohamed la scorsa settimana è stato trasferito in carcere a Rovigo (era a Verona) dato che verrà giudicato con rito immediato. Saranno diverse le udienze che si susseguiranno per un alcune settimane in rapida successione. L'uomo rischia da 21 anni all'ergastolo. Il processo si tiene a porte chiuse: da Rovigo trapela come in aula oltre a Barbri sia presente anche la mamma di Samira e il fratello Aziz, difesi dall'avvocato Nicodemo Gentile.

Il pool

L'accusato prima del processo ha cambiato legali: due mesi fa il milanese Daniele Pizzi ha lasciato il posto a un pool composto da avvocati, criminologi ed esperti di materia forense. I legali sono Riziero Angeletti e Francesco Zacheo che seguiranno il marocchino insieme alla criminologa Anna Vagli, al consulente esperto di celle telefoniche Maurizio Cusumano e alla genetista Teresa Accetta. Giovedì tutti sono arrivati a Stanghella, dove la coppia abitava al momento della sparizione, e hanno subito eseguito un sopralluogo attorno all’abitazione di Barbri e lungo l’argine del Gorzone, fiume dove si presume che Mohamed si sia sbarazzato del cadavere della moglie: «Sono stato in carcere a trovare Mohamed – ha spiegato Zacheo al Corriere del Veneto - era sereno ma preoccupato per la figlia (che è in affidamento alla zia). Lui continua a proclamarsi innocente ed è convinto che lei sia viva. Abbiamo eseguito un sopralluogo tecnico e proseguiremo nei prossimi giorni. La linea difensiva che col tempo affineremo si basa anche sulla localizzazione delle celle telefoniche. Se Barbri davvero ha passato alcune ore sull’argine la notte della sparizione ci saranno delle telecamere che lo inquadrano mentre si dirige verso il fiume. Noi siamo fiduciosi, ricordiamo che questo è un processo indiziario e il corpo non è mai stato trovato».

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