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La tendopoli all'ex caserma Prandina

La tendopoli all'ex caserma Prandina

Profughi: "Concentrazione ormai esplosiva, Prandina altra via Anelli"

L'ex caserma in centro a Padova è satura. Nelle scorse ore è stata raggiunta la quota di 350 migranti ospitati. La preoccupazione dei sindacati di polizia: "Non vogliamo i nostri collegh siano carne da macello"

L'ex caserma Prandina è satura. Nella giornata di giovedì, la quota di migranti ospitati nel centro di prima accoglienza ha toccato quota 350, richiedendo l'installazione di nuove tende per consentire la sistemazione dei profughi.

"CONCENTRAZIONE ESPLOSIVA". "Il dato però, con gli arrivi odierni, è destinato ad aumentare ancora - commentano la situazione il segretario provinciale del Sap (Sindacato autonomo di polizia), Mirco Mesavento, e il segretario provinciale Loris Frison del Coisp (Sindacato indipendente della polizia di stato) - questa fitta concentrazione di richiedenti asilo, in una zona così centrale della città, sta assumendo connotazioni importanti e non trascurabili sotto il punto di vista dell'ordine e della sicurezza pubblica; abbiamo il legittimo timore di ritenere che saremo chiamati ad intervenire in condizioni davvero esplosive e pericolose: una così alta e considerevole concentrazione di persone, tra l'altro di diverse etnie, potrebbe provocare forti tensioni tali da compromettere la pacifica convivenza tra gli stranieri".

"UN'ALTRA VIA ANELLI". "Nelle more di questo piano di accoglienza - continuano - non si possono escludere reazioni energiche, e noi non vogliamo che i nostri colleghi e colleghe diventino carne da macello per sedare violente proteste di piazza. Forse qualcuno non si ricorda gli effetti delle ghettizzazioni e delle concentrazioni di massa, ma noi che abbiamo operato sul territorio ben ci ricordiamo gli scontri tra gli africani appartenenti a diverse etnie in via Anelli, armati di coltelli e machete".

"QUESTURA IN NECROSI". "Anche la situazione burocratica amministrativa dell'Ufficio immigrazione della questura di Padova è oramai in necrosi - spiegano - l'imprevedibilità degli arrivi; la gestione e la distribuzione estemporanea dei profughi nella provincia; la segretezza delle decisioni e delle prassi dipartimentali; le difficoltose procedure identificative; le esposizioni a rischi sanitari; le attività amministrative correlate ai numerosissimi ricorsi avversi ai dinieghi della Commissione territoriale; le istruttorie e le procedure di rigetto del permesso di soggiorno e molto altro, hanno praticamente paralizzato il settore dedicato a queste procedure.

INCONTRO CON IL QUESTORE. "Il personale è assolutamente insufficiente a far fronte a questa mole gigantesca di istanze e il questore di Padova deve trovare altre risorse umane da destinare a questa Sezione, predisponendo nel contempo l'esenzione dai servizi ordinari. Chiederemo - concludono - un urgente incontro con il reggente della questura di Padova per apprendere e confrontarci sulle future strategie tecniche ed operative con cui intende affrontare questa delicatissima materia".

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