menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
La protesta ad Abano (foto Facebook)

La protesta ad Abano (foto Facebook)

Profughi a Giarre, in 2.500 davanti all'ex caserma per dire no: "Disposti ad incatenarci"

Dopo la manifestazione di sabato, nuova mobilitazione, martedì sera, in via Rovere, davanti alla Caserma Primo Roc, individuata dalla Prefettura come nuovo centro di accoglienza

A pochi giorni dalla manifestazione davanti all'ex base Nato Venda di via Rovere ad Abano Terme, promossa dalla segreteria provinciale della Lega Nord Liga Veneta, una nuova mobilitazione, sempre di fronte alla Caserma Primo Roc a Giarre, è andata in scena martedì sera. Ad organizzarla, è stato il comitato "Abano dice No", riuscito a raccogliere davanti ai cancelli della ex struttura militare circa 2.500 persone, pronte a ribadire il proprio dissenso nei confronti dell'annunciato nuovo centro d’accoglienza profughi della provincia padovana.

"PRONTI AD INCATENARCI". "Siamo pronti ad incatenarci ai cancelli": i manifestanti, contrari a qualsiasi tipo di accoglienza, hanno lanciato fischi contro il prefetto Patrizia Impresa e contro il commissario Pasquale Aversa, sventolando striscioni e cartelloni per ribadire il proprio "no" all'arrivo di migranti nella cittadina termale. Nessuno stendardo di partito, così come richiesto dagli organizzatori, che avevano ammesso solo le bandiere dell'Italia e del Veneto.

LA LEGA SCENDE ANCORA IN PIAZZA. Davanti al 1° Roc di Abano Terme, dopo la manifestazione di sabato scorso (presente in prima linea il sindaco di Padova Massimo Bitonci), è tornata ancora la Lega Nord. "Siamo con i cittadini di Abano e di tutta la provincia - così, il segretario provinciale Andrea Ostellari - per dire no ad una falsa accoglienza che rischia di distruggere il tessuto economico di un’intera area termale". Presenti, per la Lega, anche il responsabile nazionale per il partito immigrazione e sicurezza Roberto Marcato, consiglieri, assessori regionali e sindaci della provincia.

LA PETIZIONE. Accanto al comitato "Abano dice No", anche il "Comitato Giarre", che, domenica scorsa, ha raccolto con un banchetto in piazza le prime 150 adesioni alla petizione per dire "no" alla costituzione di un "campo di concentramento" di profughi all’ex-caserma 1° Roc di Giarre di Abano Terme: "Lunedì mattina abbiamo incontrato il commissario per ribadire le forti conseguenze che un 'hub' con centinaia di profughi avrà sull’equilibro sociale nel quartiere Giarre, e il commissario ha riconfermato che la decisione del prefetto non è in discussione - si legge in un post sulla pagina Facebook del comitato - abbiamo ripreso, con il consenso del cittadino di Abano che l’ha lanciata, la petizione salviamo-abano-terme e chiediamo a tutti di sottoscriverla".

"BAGNOLI DICE NO". C'era poi il comitato "Bagnoli dice No", che ha già affrontato la stessa battaglia per l'ex base di San Siro e, martedì sera, si è unito alla protesta degli aponensi "per ribadire la contrarietà all'apertura della base".

LA PROSSIMA MANIFESTAZIONE. Un'altra manifestazione di dissenso è fissata per giovedì 22 settembre alle 20, davanti all'Hotel Orologio. In programma un dibattito - organizzato da "Grande Abano (Sabrina Talarico e Mirco Mazzucato) con la collaborazione di "Abano nel cuore" (Andrea Cosentino) - per discutere dei profughi all'ex caserma e illustrare proposte alternative.

LA LETTERA DI ZAIA A RENZI. Sulla questione, la scorsa settimana, era intervenuto anche il governatore del Veneto Luca Zaia che aveva indirizzato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, sollecitando un ripensamento in virtù della vocazione turistica della cittadina aponense e dello stato particolare dovuto al commissariamento del suo comune.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Covid, Zaia: «Veneto rischia di tornare in zona arancione»

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PadovaOggi è in caricamento