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La tendopoli all'ex caserma Prandina

La tendopoli all'ex caserma Prandina

Profughi, le cooperative: "No alle tendopoli e agli assembramenti"

Le linee guid di Federsolidarietà Confcooperative del Veneto. Uno dei punti chiave del documento è la diffusione sul territorio di un alto numero di piccole strutture, diversamente da quanto accaduto con la Prandina

Un fenomeno internazionale, quello della gestione dei migranti, che non è destinato a esaurirsi in breve tempo, a detta degli esperti, che ha cambiato il volto dell'Europa e deve essere affrontato e gestito al meglio. Non solo dal punto di vista politico, ma anche "pratico", nella vita di tutti i giorni, dalla casa al lavoro, alla sicurezza. Federsolidarietà Confcooperative del Veneto ha delineato, a fine settembre scorso, le linee guida "Standard minimi di servizio per i progetti di accoglienza rivolti a persone richiedenti protezione internazionale" . 

"NO AGLI HUB E ALLE TENDOPOLI". Il documento, per la prima volta, fissa delle regole interne al mondo della cooperazione sociale: garantire un equo trattamento dei richiedenti asilo gestiti dalle Prefetture e di standard minimi di servizio; la necessità che le strutture di accoglienza siano preferibilmente non distanti dai centri abitati e che i centri di prima accoglienza non siano sistemazioni che costringano a convivenze poco dignitose, come l'utilizzo di palestre o l'innalzamento di tendopoli.

MICRO-ACCOGLIENZA DIFFUSA. Il che significa, in poche parole, la soluzione della diffusione sul territorio di un alto numero di piccole strutture, ospitanti persone in piccoli gruppi (massimo 15 unità). "Auspichiamo - si legge nel documento - che entro settembre 2016 sia possibile trasformare l'attuale gestione dell'emergenza in un modello che dia garanzie analoghe a quelle offerte dallo Sprar e che porti ad una concentrazione di richiedenti rifugio nella misura del 1-2 per mille rispetto alla popolazione di ogni singolo Comune".

TRASPARENZA. Si parla anche di trasparenza economica: saranno resi disponibili i rendiconti economici agli enti preposti al controllo e, su richiesta, ai media, rispetto ai servizi di accoglienza dei migranti e ai servizi minimi da garantire per l'accoglienza: assistenza sanitaria, supporto psicologico, orientamento legale e accompagnamento ai servizi territoriali, alfabetizzazione e insegnamento dell'educazione civica, servizi di mediazione linguistica e culturale, attività di formazione e reinserimento professionale, orientamento economico finanziario, il tutto attraverso percorsi individualizzati.

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