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La manifestazione del Coisp davanti alla sede della questura di Padova

La manifestazione del Coisp davanti alla sede della questura di Padova

Profughi, la polizia scende in piazza "Emergenza, questura è nuovo Cie"

Mercoledì mattina, un gruppo di agenti aderenti al Coisp ha preso parte alla manifestazione di protesta davanti alla sede di piazzetta Palatucci. "Non siamo preparati per questa emergenza, il Governo ci tuteli"

Dopo la notizia che due poliziotti della questura di Padova hanno contratto la scabbia e alcuni colleghi del reparto Mobile di Padova sono risultati positivi al test cutaneo della tubercolina (Mantoux) che prova il contatto con persone affette da tbc, martedì, dopo l’invio dei nuovi profughi, il sindacato di polizia Coisp di Padova aveva dichiarato sarcastico: "Abbiamo fatto l’amara scoperta che la questura di Padova è diventata un nuovo Cie (Centro di Identificazione ed Espulsione)". Una "situazione gravissima", come l'ha definita Fausto Fanelli, direttore nazionale del Coisp, presente mercoledì mattina, dalle 10 alle 12.30, alla manifestazione di protesta indetta dal sindacato davanti alla sede della questura di Padova. 

GLI STRISCIONI. Parcheggiato davanti alla questura, un autobus della polizia bardato di cartelli e striscioni: "Il sindacato di tutti, servo di nessuno", "Più tagli alla polizia uguale meno sicurezza per tutti". La sagoma di un agente di spalle con un coltello conficcato nella schiena e la scritta: "Ci hanno pugnalato alle spalle". E, ancora, un banchetto con un pacco regalo, indirizzato al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, con due sacchetti: "Sono i 'ricordini' che ci lasciano gli immigrati che non apprezzano il cibo che gli diamo - dichiara un agente mostrando il contenuto non bene identificabile del 'presente' - e questo è nulla - continua - a volte ci tirano i sassi o ci sputano addosso". 

LA PROTESTA. La protesta ha raccolto l'adesione di un gruppo di poliziotti iscritti al Coisp contro "un governo di apprendisti governanti e le questure trasformate in Cie per la identificazione dei profughi provenienti dal Nord Africa". Martedì a Padova ne sono arrivati altri 92: "Sono rimasti in un cortile dalle 8.30 alle 17 - ha spiegato Fausto Fanelli del direttivo nazionale del Coisp - lasciando a terra i propri escrementi, rifiutando il cibo che gli abbiamo offerto perché non era caldo e tentando di compiere atti di autolesionismo che si sono conclusi con il ferimento di una agente. Il datore di lavoro, lo Stato nel nostro caso, ha il dovere di tutelarci. Noi così non possiamo andare avanti".

L'ITALIA. La denuncia è rivolta direttamente al Governo e al ministero dell'Interno: "È una situazione gravissima - ha sbottato Fanelli - ci mettono di fronte a problematiche tecniche, amministrative e sanitarie che noi non siamo attrezzati a gestire a livello locale. Siamo impreparati ad accogliere l'emergenza - continua - e i centri d'accoglienza della Caritas, del clero e delle associazioni di volontariato ormai sono esauriti". Fanelli torna sulla questione del sequestro delle strutture pubbliche, su cui si era già espresso martedì anche il sindaco di Padova Massimo Bitonci: "Trovare una collocazione per i nuovi arrivati è compito del Governo e di chi ha voluto l'operazione 'Mare Nostrum' - aveva detto - i sindaci non hanno responsabilità e non possono privare i cittadini di strutture comunali che dovrebbero accogliere chi ne ha diritto e attende un alloggio da anni in situazione di grave indigenza". E con il primo cittadino di Padova concorda anche il direttore nazionale del Coisp: "Lo ha dichiarato il prefetto Domenico Cuttaia, è vero per forza, e per noi non può che significare 'allarme'".

L'EUROPA. Dal Governo italiano alla Comunità Europea, Fanelli sposta l'attenzione sulla Convenzione di Dublino 2: "Un dramma epocale - la definisce - per quei paesi che sono porta d'ingresso per chi sbarca dall'Africa, come l'Italia. Sono 6 o 9 milioni le persone pronte a partire. La convenzione prevede che i profughi, una volta arrivati, vengano identificati. A quel punto la competenza territoriale per la dichiarazione dello status di rifugiato politico spetta al Paese che ha eseguito il fotosegnalamento. Ma la maggior parte di queste persone non vuole restare qui - spiega - ma raggiungere i Paesi del Nord. Quindi sono gli stessi immigrati ad opporre resistenza alle procedure di identificazione, per paura di rimanere bloccati qui. Questa legge va riscritta".

LE PROBLEMATICHE. Ma i problemi non si limitano alla difficoltà di relazionarsi con persone che non ne vogliono sapere di essere "bloccate" in Italia. "A volte non sappiamo con chi abbiamo a che fare - continua Fanelli - con i minori, ad esempio. I gradi di parentela non sono sempre chiari, non abbiamo i mezzi per accertare quanto ci viene riportato da chi identifichiamo". A queste carenze di tipo tecnico, si aggiunge l'emergenza sanitaria: "Ci dicono dal Governo e dall'Europa come dovremmo gestire queste situazioni - spiega un gruppo di agenti - ma non ci forniscono gli strumenti per mettere in atto queste disposizioni".

LE TESTIMONIANZE. Si torna sulla notizia dei due poliziotti risultati positivi alla scabbia. "Una cosa intollerabile. A noi è capitato in passato - esplodono due agenti - siamo stati sottoposti a profilassi, quarantena, lontani da parenti e da chiunque potessimo a nostra volta contagiare. Irritazioni cutanee, pomate e paura - continuano - perché non abbiamo divise adeguate e siamo a diretto contatto con qualsiasi tipo di persona. Il Governo non può fare finta di nulla".

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