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Profughi, da Padova un appello: "L'emergenza non è finita"

Sono 56 gli immigrati rimasti in città senza più un tetto garantito a due anni dalle rivolte del Nord Africa e all'attivazione del piano internazionale per l'accoglienza. Venerdì in programma in città un corteo promosso da Razzismo Stop, associazione che attualmente ospita gratuitamente i richiedenti asilo

Sono 56 gli immigrati somali, sudanesi, maliani, ghanesi e togolesi presenti a Padova e rimasti da fine febbraio senza più un tetto garantito con la chiusura del piano di accoglienza internazionale per l’Emergenza Nordafrica, scoppiata due anni fa con le rivolte della cosiddetta "Primavera araba".

UNA BUONA USCITA MA SENZA FUTURO. Usciti dai centri di accoglienza con una buona uscita di 1200 euro, di cui 500 euro da parte del Governo e 700 euro dalla rete del privato sociale e dalle amministrazioni pubbliche, i richiedenti asilo hanno ricevuto da marzo l'ospitalità gratuita dell'associazione Razzismo Stop nella sua sede padovana, dove già dal 2010 sono ospitati dieci rifugiati somali. Una soluzione tampone per evitare che finissero in strada, ma gli attivisti, promotori di un appello sottoscritto da altre associazioni, giuristi, docenti ed esponenti della società civile padovana, chiedono che la questione venga presa di petto dalle istituzioni e risolta alla radice.

L'APPELLO. Un pomeriggio di mobilitazione è stato programmato da Razzismo Stop per venerdì prossimo alle 17 a Padova. Un corteo che toccherà i palazzi della prefettura e del municipio consegnerà al prefetto e al sindaco l'appello. Nello specifico, si chiede la riapertura dell’ex scuola Gabelli, affidandola in gestione gratuita (garantendo solamente le utenze) ad una rete di associazioni e singoli per dare luogo alle attività di sostegno ai rifugiati (corsi di lingua, corsi di informatica, laboratori di formazione, ricerca lavoro) e di attivare i fondi messi a disposizione dal mnistero del Lavoro e le Politiche sciali (in misura pari a 5.900.000 euro) per doti formative individuali con fini occupazionali.

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