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La tendopoli nella caserma Prandina (foto Facebook)

La tendopoli nella caserma Prandina (foto Facebook)

Profughi all'ex caserma Prandina L'Ulss dice di sì, Bitonci furioso

Gli accertamenti sanitari richiesti dal Comune avrebbero dato esito positivo, confermando l'esistenza delle condizioni necessarie all'allestimento di un centro di accoglienza nell'area in centro a Padova

Il sopralluogo dei tecnici dell'Ulss, richiesto dal Comune, avrebbe dato esito positivo, confermando l'esistenza delle condizioni necessarie all'allestimento di un centro di prima accoglienza all'ex caserma Prandina in centro a Padova, così come disposto dalla Prefettura. A darne notizia è proprio il sindaco Massimo Bitonci, che confidava in un parere negativo dell'unità sanitaria locale per bloccare l'accoglienza dei migranti nell'area militare dismessa, dove, già lunedì, sono arrivati i primi venti profughi dei 40 assegnati a Padova dal Ministero.

IL RAPPORTO DELL'ULSS DÀ ESITO POSITIVO. "Nella topaia di via Orsini, già rifugio di sbandati faticosamente allontanati dalla polizia locale, esisterebbero le condizioni di sicurezza e igienico sanitarie per allestire una tendopoli e i collegamenti improvvisati alla rete elettrica e gli scarichi delle acque bianche e nere sarebbero perfettamente a norma – sono le parole del sindaco – in Italia funziona così: i cittadini pagano tasse come in nessun altro Paese europeo e mantengono un infinito apparato burocratico che ne ostacola ogni libera iniziativa, anche di carattere imprenditoriale. Lo Stato, invece, fa quel che vuole e non rispetta le stesse leggi che valgono per il popolo e che fa applicare senza pietà. La scusa è sempre la stessa: l'emergenza. Quando, per incapacità di risolverlo, un problema diventa emergenza, tutto è consentito, compresa la violazione palese e arrogante di norme e regolamenti". 

PROFUGHI ALLA PRANDINA, BITONCI: "Ferito il cuore della città"

LA RABBIA DI BITONCI. "Nell'ex caserma Prandina sta accadendo esattamente questo - dichiara Bitonci - un'area degradata, su cui doveva sorgere, secondo il programma elettorale votato dalla maggioranza dei padovani, il parcheggio del centro della città, è diventata di colpo idonea per l'accoglienza dei clandestini che Governo e Prefettura non sanno più dove mettere, alla faccia dei padovani che per farsi un caminetto, ristrutturare una veranda o aprire un chiosco devono aspettare mesi e richiedere verifiche di ogni genere. Alla faccia di chi vive attorno all'ex caserma - continua - che lamenta continui 'sconfinamenti': più di qualche ospite della tendopoli avrebbe scavalcato la recinzione che divide il complesso residenziale di corso Milano con l'area requisita dal prefetto, fra lo stupore dei residenti che si sono trovati dei clandestini in giardino. Alla faccia delle decine di migliaia di disoccupati, anziani e malati gravi: per loro le risorse non ci sono mai, per l'emergenza clandestini il Governo, invece, spende abbondantemente".

LA RABBIA DEI SINDACI VENETI. A dare man forte al sindaco di Padova, anche una nota dell'Anciveneto, che, dopo l’attacco del capo del dipartimento Immigrazione del Governo Mario Morcone ai sindaci veneti, ha ribadito: "Basta scaricare i profughi sui sindaci, senza snellire prima le pratiche e individuare i locali adatti all’accoglienza". "Accusano noi primi cittadini di essere esclusivamente alla ricerca del consenso elettorale - ha dichiarato la vicepresidente dell'Anci regionale e sindaco di Casalserugo, Elisa Venturini - mentre in realtà ci rendiamo portavoce delle istanze dei cittadini che ci hanno votato. Quando un cittadino è in una situazione di sfratto e di disagio economici e viene a sapere che questi immigrati hanno telefonino, buono pocket money da 2,5 euro al giorno, nonché vitto e alloggio, la rabbia monta a mille". "L’emergenza ha un inizio e una fine - ha detto il vicepresidente Francesco Lunghi, sindaco di Monselice - non si può definire tale un fenomeno che dura così a lungo. Credo che il Governo debba prendere di petto la questione, emanando un decreto legge ad hoc".

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