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I profughi siriani nel cortile della questura di Padova (fonte: MeltingPot)

I profughi siriani nel cortile della questura di Padova (fonte: MeltingPot)

50 profughi siriani in questura, ma non vogliono essere identificati

Sono reduci da un lungo viaggio dalla Turchia. Nella notte tra martedì e mercoledì sono arrivati a Padova. Sono 50 persone, tra uomini, donne e bambini. Sono stati portati in un centro di accoglienza a Monselice

Sono rimasti per 12 ore nel cortile della questura di Padova. Sono 50 profughi siriani, arrivati in città martedì notte, dopo avere affrontato un lungo viaggio dalla Turchia. Nel pomeriggio di mercoledì sono stati portati in un centro di accoglienza a Monselice.

RIFIUTANO L'IDENTIFICAZIONE. Sono 40 uomini, 2 donne, e 8 minori. In blocco hanno rifiutato l'identificazione e il rilascio delle impronte digitali. Secondo la legge europea, infatti, il paese in cui il profugo viene identificato è anche quello in cui fare richiesta d'asilo e ottenere il permesso di soggiorno con lo status di rifugiato. Ma la maggior parte degli immigrati non vuole restare in Italia, bensì dirigersi verso il Nord Europa, per ricongiungersi con le proprie famiglie.

SINDACO: "ACCOMPAGNIAMOLI AL CONFINE". "L'arrivo in città di altri profughi mi preoccupa - commenta il sindaco leghista di Padova, Massimo Bitonci - L'Europa dei burocrati non ci aiuta e scarica sulle nostre comunità un problema che è di tutti, con la complicità di Renzi e Alfano. Se i siriani non vogliono stare a Padova, accontentiamoli e accompagniamoli al confine".

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