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Prostituzione, clan cinese Pescara Un arresto anche a Piombino Dese

Scoperto nel capoluogo abruzzese, grazie alle dichiarazioni di una delle sfruttate, un giro d'affari di 90mila euro al mese. Il call center gestito a Venezia. L'operazione ha coinvolto anche la polizia di Padova

Un business che arrivava a fruttare almeno 90mila euro al mese e scoperchiato anche grazie alle dichiarazioni di una delle prostitute che si è affrancata dal giogo dei suoi aguzzini e che ora vive in località protetta. All'alba di lunedì, la squadra mobile di Pescara, in collaborazione con i colleghi di Venezia, Prato, Rimini e Padova, ha eseguito 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di un clan cinese, composto da 3 uomini e 3 donne, accusato di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

CENTRALINO A VENEZIA. Nel corso delle indagini sono stati accertati ingenti trasferimenti di denaro in Cina attraverso operatori finanziari. Per trovare i clienti, il clan pubblicava annunci su giornali locali. Erano i membri dell'organizzazione a tenere i contatti, attraverso un centralino che si trovava a Venezia, e a comunicare con le ragazze che non parlavano la lingua italiana. Tre gli appartamenti tra Pescara e Montesilvano dove le ragazze venivano fatte prostituire e dove una donna, capo dell'organizzazione e i suoi soci, si recavano per rifornirle di cibo e di tutto il necessario e, principalmente, per la riscossione degli incassi. L'indagine è durata un anno, le prostitute venivano chiamate "operaie", in quanto dedite ad un lavoro come in fabbrica e a prezzi concorrenziali.

ARRESTO A PADOVA. Uno degli arrestati è stato preso a Bari, un altro a Piombino Dese, in provincia di Padova, e un terzo a Mestre, in provincia di Venezia, mentre sono sfuggiti alla cattura tre persone tra cui la donna che guidava l'organizzazione, una 49enne domiciliata a Venezia con la passione del gioco d'azzardo che domenica sera era stata al casinò nella città lagunare ma si è allontanata poco prima dell'arrivo della polizia.

CASE ANCHE A BRINDISI E ROMA. Le indagini avevano preso il via dopo un esposto di un condomino e avevano portato ad ascoltare una decina di clienti, tra 20 e 60 anni di età, tra cui un muratore che si era spacciato per un carabiniere per avere un prezzo stracciato nonostante il tariffario fosse già "low cost" (a partire da 30 euro), un uomo che si aspettava davvero di ricevere un massaggio dopo aver avuto un incidente e un uomo che era andato via senza consumare perchè non aveva gradito l'aspetto di chi l'aveva accolto. Per gli investigatori c'erano almeno altre due case attive, a Brindisi e a Roma, e le ragazze venivano spostate da una città all'altra e da un appartamento all'altro. Dopo il blitz della polizia gli appartamenti a luci rosse nel pescarese sono stati smantellati e la donna che ha collaborato ha consentito agli agenti di recuperare dei soldi che erano stati nascosti dietro lo scolapiatti dell'alloggio mentre 1.700 euro infilati nello spazzolone del bagno sono andati buttati all'arrivo dei nuovi inquilini. Del capo della banda è emerso che millantava amicizie con le forze dell'ordine per tenere a bada le ragazze e giustificare gli spostamenti in vista di presunti blitz.

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