Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Protesi dell'anca posizionata da un robot al policlinico di Abano Terme

Nuove frontiere di chirurgia protesica. Per la prima volta nel Padovano è stato operato un paziente con un sistema computerizzato. Precisione al decimo di millimetro. Debutto dopo formazione su pazienti-manichini

Il dottor Alvise Marton e il robot Rio Mako-Plasty

Precisione millimetrica in ortopedia grazie all’impiego del robot Rio Mako-Plasty, che cambierà il panorama dell'attuale chirurgia protesica. Per la prima volta nel Padovano è stata impiantata giovedì al policlinico di Abano Terme su un paziente – un sessantenne residente nel territorio – una protesi d’anca servendosi di questa tecnica robotica importata dagli Stati Uniti. Al tavolo operatorio il chirurgo ortopedico Alvise Marton e il robot Rio. Il risultati sono molto incoraggianti: l’impianto di protesi tramite il sistema robotico è infatti 3 volte più accurato rispetto alla tecnica manuale e permette un risparmio di sostanza ossea che si traduce in una duttilità maggiore della protesi stessa.

IL CHIRURGO "INSEGNA" AL ROBOT. Questo strumento offre al chirurgo la soluzione per il trattamento di pazienti per i quali un tempo non esistevano cure adeguate. Così facendo, si riducono i tempi di recupero post-operatorio e i tempi di ricovero (5/6 giorni di ospedalizzazione complessivi). Teoricamente Rio Mako può essere impiegato su tutti i tipi di pazienti che necessitano di protesi d’anca, ma le procedure sono più lunghe, più articolate (e più costose) rispetto a un’operazione tradizionale. Questo perché l’intervento viene preventivamente studiato a tavolino, ovvero il chirurgo tramite personal computer “insegna” al robot dove e come inserire la protesi sul corpo di quello specifico paziente, basandosi sullo studio del suo osso fotografato mediante Tac (l’osso viene cioè visualizzato in modello tridimensionale).

OPERAZIONE PREPARATA AL PC. L’operazione quindi è anticipatamente definita in tutte le sue parti e “ufficializzata” al computer, prima che in sala operatoria. Poi il chirurgo, una volta al tavolo operatorio con davanti il paziente, non farà altro che “calare nella realtà” l’intervento già deciso in ogni suo minimo dettaglio, grazie anche ad alcuni sensori posizionati sull’osso che consentono al robot di “leggere” come il paziente è posizionato sul lettino. Rio Mako, avendo memorizzato l’intero iter chirurgico su software, nel caso il chirurgo uscisse dal percorso prestabilito è pronto a intervenire in presa diretta, bloccando il braccio meccanico. I tempi di intervento sono più lunghi dello standard in quanto, all’operazione vera e propria (1 ora e mezza, circa) bisogna aggiungere la preparazione al computer (un’altra ora).

LE PROVE SU PAZIENTI-MANICHINI. Il robot Rio era già in dotazione al policlinico di Abano da quattro anni, utilizzato finora per la protesica al ginocchio. Per adottarlo in chirurgia protesica d’anca il dottor Alvise Marton ha seguito uno specifico corso di formazione, allenandosi su pazienti-manichini. “Il robot Rio Mako - spiega il dottor Marton, forte di 25 anni di esperienza in ortopedia, 2mila protesi impiantate nella sua carriera, di cui 1.200 negli ultimi 7 anni ad Abano - permette al chirurgo di lavorare con maggiore precisione e in modo meno invasivo, garantendo al paziente migliori risultati in termini di ripresa della mobilità e controllo del dolore. I vantaggi operativi sono evidenti poiché si svincola il medico dall’utilizzo degli strumentari manuali”.

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