Rapinavano e picchiavano i commercianti: sgominata la banda della famiglia di pugili

I carabinieri hanno smantellato un'organizzazione criminale dedita a furti e rapine ai danni di professionisti cinesi composta da undici persone facenti capo a una famiglia di origine Sinti

Uno dei frame raccolti dagli inquirenti nel corso delle indagini in cui sono immortalati i banditi in azione

Derubavano e rapinavano commercianti nella zona industriale di Padova e nell'hinterland piovese, puntando in specie a quelli di origine cinese. Per mettere a segno i colpi non esitavano a usare la forza bruta di due pugili e a utilizzare potenti veicoli importati illecitamente dall'estero. Sono finiti in carcere cinque uomini, per lo più italiani di etnia Sinti, quattro dei quali erano già detenuti. Due complici hanno invece l'obbligo di dimora, mentre gli indagati nell'ambito dell'operazione condotta dai carabinieri della compagnia di Piove di Sacco sono in totale undici.

Gli arresti

Dopo un anno di indagini partite da una cruenta rapina dello scorso marzo, la notte tra mercoledì e giovedì gli inquirenti hanno messo in scacco la pericolosa banda notificando agli indagati le misure cautelari emesse dal Gip del tribunale di Padova sulla scorta delle prove raccolte dal pubblico ministero. In carcere sono finiti due membri della famiglia Millas, il 39enne Manolito e il figlio 21enne Joscioal, già noto insieme a un fratello nell'ambito pugilistico piovese in cui si è distinto negli anni. Con loro il 30enne Giorgio Caldaras, il 32enne Cristian Gottardo e il 25enne tunisino Morouen Latrech. I primi quattro sono tutti pregiudicati di origine Sinti residenti tra Legnaro e Padova. Tutti eccetto Gottardo erano già detenuti, in particolare Joscioal Millas, Latrech e Caldaras proprio in seguito a una rapina ai danni di un professionista cinese risalente al gennaio 2019. Uno di loro sarebbe dovuto essere rilasciato domani. Hanno invece l'obbligo di dimora due complici, la 36enne H.F. e il 39enne M.A. Sono 26 capi di imputazione contestati agli undici indagati per reati contro il patrimonio e la persona.

Le rapine

I carabinieri hanno dimostrato come il gruppo avesse costituito una banda specializzata nelle rapine ai danni di commercianti cinesi, ma anche nei furti nelle auto. Puntavano in particolare quelli con attività all'interno del Centro Ingrosso Cina di corso Stati Uniti, colpendoli anche nelle vicinanze delle loro abitazioni molte delle quali si trovano nella zona di Saonara. L'inchiesta è partita da uno di questi episodi, quando il gruppo criminale aggredì il titolare cinese di un bar, forandogli le gomme dell'auto a fine turno e aggredendolo nell'abitacolo insieme ad altri passeggeri. Utilizzarono lo spray urticante non riuscendo però a impossessarsi del borsello con l'incasso. Un modus operandi violento, ricondotto nei mesi a diversi altri episodi analoghi. Oltre allo spray i banditi usavano anche la forza fisica poiché due di loro sono sono abili pugili e in almeno quattro occasioni hanno brutalmente picchiato le vittime.

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Ricettatori e bolidi illegali

Con loro sono stati indagati anche altri personaggi ritenuti fiancheggiatori, in particolare coloro che materialmente ricettavano i proventi dei furti, soprattutto cellulari e materiale elettronico. Dall'estero invece la banda si procurava illegalmente le auto di grossa cilindrata da usare per le rapine. In particolare una Bmw da 300 cavalli sequestrata durante le indagini che era anche stata appositamente blindata artigianalmente.

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