Rapina alla sala slot: la talpa era un dipendente, ha finto l'assalto con due complici

I carabinieri hanno arrestato i complici di Enrico Berto, ammanettato a ottobre, nel colpo che ha fruttato 8mila euro. Il basista si era fatto colpire e legare i polsi

Le immagini registrate dal circuito di videosorveglianza, con i due banditi a volto coperto e la pistola in pugno

Il cerchio si chiude e i carabinieri mettono la parola fine sulla rapina a mano armata che il 22 settembre si svolse all'interno della sala Vlt Las Vegas di via dell'Artigianato a Mestrino. Dopo un primo arresto, altre due misure cautelari sono state eseguite martedì.

Gli arrestati

A finire in manette sono Giovanni Sicilia, 40enne di Grottaglie residente a Padova, accusato di essere l'organizzatore (oltre che uno degli autori materiali) del colpo, e il 37enne di Asiago C.A., anch'egli residente in città nonché dipendente del locale e basista. I due arresti si aggiungono a quello del 6 ottobre che vide finire in carcere il 61enne di Montagnana Enrico Berto detto "Mauro". L'intera indagine è stata condotta dai carabinieri di Mestrino coordinati dalla procura di Padova, che ha chiesto e ottenuto dal Gip le ordinanze.

La rapina e le indagini

Il 22 settembre due banditi avevano fatto irruzione nella sala scommesse, col volto coperto e impugnando una pistola. Avevano legato un dipendente 37enne (lo stesso C.A.) colpendolo con un pugno, rubando poco meno di ottomila euro e fuggendo su uno scooter. Dopo l'arresto di Berto altri indizi fondamentali sono stati raccolti dagli inquirenti che si sono dedicati alla ricerca del complice. Decisiva la perquisizione del 18 ottobre nell'abitazione di Sicilia, dove fu trovato il casco ripreso dalle telecamere del locale.

La simulazione

Il quadro probatorio si è quindi allargato, permettendo di scoprire che la rapina era stata architettata dal dipendente C.A. in accordo con Sicilia, che aveva poi coinvolto Berto. Tutta una messinscena dunque: l'aggressione e il 37enne legato erano la copertura, mentre era stato lui stesso a spiegare ai rapinatori come muoversi e dove avrebbero trovato il denaro. Aveva poi dato l'allarme chiamando il 112, ulteriore elemento che gli è costato l'accusa di simulazione di reato.

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Le accuse

Mentre Berto resta tutt'ora in carcere, in cella è finito anche Sicilia. C.A., anch'egli arrestato, ha invece l'obbligo di firma quotidiana. Cambia anche l'ipotesi di reato, derubricata da rapina aggravata a furto aggravato in concorso a cui si aggiunge la simulazione di reato per il 37enne.

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