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Rapine in banca con sequestri, in arresto banda al soldo di un imprenditore padovano

Un gruppo criminale con base nella province di Venezia e Padova che agiva con il supporto di "trasfertisti" siciliani. Quattro arresti, gli episodi tra le province di Venezia e di Rovigo

Erano specializzati in rapine in banca con sequestro di persona: almeno quattro quelle accertate fra tentate e riuscite, tutte compiute tra il Veneto e l'Emilia Romagna nel corso del 2015. Ora il gruppo, con base nella province di Venezia e Padova e supportato da alcuni "trasfertisti" provenienti dalla Sicilia, è stato individuato e bloccato dai carabinieri di Venezia. I militari del capoluogo lagunare, in collaborazione con i colleghi di Ferrara, Rovigo, Modena e Prato, hanno arrestato quattro persone: in manette sono finiti i catanesi M.D.M., di 52 anni (residente a Padova), e F.G., 25 anni, attualmente ristretto nel carcere di Prato per omicidio; A.G., 47anni di Chioggia e S.V., 51 anni di Milano ma residente a Chioggia. Sottoposte all’obbligo di dimora due donne, S.R. (45) e S.G. (28), di Chioggia, rispettivamente moglie e figlia di A.G.: quest'ultime si occupavano di supporto logistico e della gestione del denaro ricavato dai colpi.

I COLPI. Secondo l’accusa il gruppo sarebbe responsabile della tentata rapina alla Banca Monte dei Paschi di Siena, filiale di sant’Anna di Chioggia (Venezia) del 30 settembre (DETTAGLI); della tentata rapina ai danni della banca Cassa di Risparmio di Ferrara, filiale di Porto Viro del 19 novembre; della rapina ai danni della banca San Biagio del Veneto Orientale, filiale di Ceggia del 25 novembre; e della rapina del 27 novembre alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, filiale di Copparo.

L'IMPRENDITORE PADOVANO. Il sodalizio è nato quando M.D.M., imprenditore catanese residente a Padova, ha conosciuto i due chioggiotti, che erano impiegati nella darsena in cui era ormeggiata la sua barca. L’indagine dei carabinieri ha permesso di accertare l’esatta modalità dei colpi: l'imprenditore e A.G. effettuavano i sopralluoghi, con accessi simulati all’interno delle banche, scegliendo quelle ritenute più agevoli anche in funzione delle vie di fuga: i tragitti venivano percorsi, per prova, ripetutamente. Dopodiché, individuati gli obiettivi, chiedevano il supporto di F.G., che arrivava dalla Sicilia: di fatto il più pericoloso del gruppo, tanto che in luglio è finito in arresto per omicidio dopo aver investito volontariamente due ragazzi, uccidendone uno.

I SEQUESTRI. Erano F.G. e S.V. a entrare effettivamente in azione, dimostrandosi spregiudicati e determinati: sequestravano impiegati e clienti, che venivano spogliati dei propri beni e cellulari e rinchiusi a chiave nei locali di servizio. Dopodiché i malfattori, con calma, si dedicavano al denaro. Gli altri due, nel frattempo, fungevano da "palo". I colpi messi a segno dal gruppo nell’anno 2015 hanno fruttato quasi 300mila euro. I militari hanno sequestrato conti correnti, tre auto e cassette di sicurezza. 

IL PLAUSO DI ZAIA. “Ci hanno tolto dai piedi pericolosi criminali – ha commentato il governatore del Veneto Luca Zaia – che operavano anche con particolare violenza, e già questo è motivo di gratitudine. Ma in questa operazione i carabinieri hanno ottenuto di più: sono stati capaci di spezzare il collegamento della malavita locale con quella del Sud, un’alleanza criminale che si è già presentata in altre occasioni e che costituisce un motivo in più di preoccupazione”.

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