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Cronaca

Pfas, la Regione Veneto: “Pfas in molti acquedotti italiani. Cerchiamo soluzioni”

L’assessore all’ambiente ritorna su quanto affermato dai due ministri Lorenzin e Galletti

“Le dichiarazioni espresse in questi giorni dai Ministeri della Sanità e dell’Ambiente sulla problematica dei Pfas non possono restare senza commento soprattutto relativamente alla confusione che essi fanno a partire dalla distinzione tra il significato di acque ad uso potabile e acque superficiali e sotterranee”.  L’assessore all’ambiente del Veneto ritorna  su quanto affermato dai due ministri Lorenzin e Galletti in merito agli interventi per far fronte alla problematiche della presenza di sostanze perfluoro-alchiliche nelle acque. “Innanzitutto al ministero della Salute, che con una nota del direttore generale della prevenzione ha affermato che bisogna partire dalla Regione del Veneto perché qui è stata riscontrata la concentrazione più alta di Pfas, rispondo che si deve intervenire in qualsiasi parte del Paese ci sia traccia di questi inquinanti e per questo riteniamo necessario estendere valori di parametro dei Pfas su tutto il territorio nazionale”.

IL RISCHIO.

“Il medesimo Ministero va poi corretto anche laddove sostiene che nelle altre regioni il 90% dei campioni analizzati hanno concentrazioni molto basse, inferiore a 50 ng/l, poiché in realtà lo studio del CNR del 2013 ha riscontrato in acquedotti di una città non veneta ben 120 ng/l di Pfos, la sostanza più pericolosa della famiglia Pfas (in Veneto il limite è  30 ng/l). Ciò significa che ad oggi ci sono italiani al di fuori del Veneto che bevono acqua inquinata più degli scarichi industriali del Veneto e questo per me è a dir poco preoccupante. Per cui sarebbe opportuna una valutazione più accurata dei dati da parte del ministero della salute”. “Direttamente al ministro Lorenzin dico invece che l’unico aspetto assodato in questa vicenda è che noi ci siamo attivati e per di più abbiamo imposto agli scarichi industriali gli stessi limiti previsti per le acque potabili, mentre per le altre aree del territorio nazionale non è così. Spiace perciò che il suo ministero non tenga conto di quanto segnalato dal CNR, sottovalutando questo enorme problema”. Circa quanto aveva detto ieri il ministro Galletti affermando che “la Regione nell’esercizio della sua autonomia può, tenendo conto degli scarichi massimi assimilabili, definire valori limite anche diversi”, l'assessore apprezza tale passaggio evidenziando che “in questo senso dice una cosa che noi sosteniamo da sempre; tuttavia il ministro dimentica che i limiti per queste sostanze non esistevano e sono stati introdotti dal Ministero solo a fine 2015 e solo su nostra esplicita richiesta”.

I LIMITI.

“È vero che potremmo abbassare ulteriormente i limiti, ma esclusivamente per le sostanze attualmente normate che non sono tutte, come per esempio quelle a catena corta. Per quelle in cui la norma non c’è il problema resta, tant’è vero che abbiamo già ricevuto parecchi ricorsi per eccesso di potere quando abbiamo fissato limiti con atti amministrativi regionali e, senza una norma di legge nazionale chiara, c'è il rischio concreto di soccombere in sede di giudizio. Cosa che per altro è già accaduta una volta”. “È proprio in ossequio al principio di precauzione - puntualizza ancora l’assessore - che infatti la nostra Regione ha imposto agli scarichi industriali gli stessi limiti delle acque potabili”. “Il ministro dice anche che il nostro ‘è l'unico Paese in Europa che ha inserito i Pfas negli standard di qualità ambientale delle acque superficiali e sotterranee, imponendo un monitoraggio sul rispetto dei valori soglia anche oltre i confini veneti’, però anche qui dimentica di dire che il monitoraggio è stato imposto a maggio di quest’anno e dopo che il Veneto lo ha sollecitato a più riprese e nelle diverse sedi. Dimentica peraltro di aggiungere che a quella richiesta nessuna Regione ha risposto e il ministero ad agosto ha dovuto tornare ad insistere perché il monitoraggio venisse avviato. Non è quindi il Veneto a essere in ritardo ma chi lo ha fatto quattro anni dopo che il problema è stato segnalato a livello nazionale dal CNR”. “Una buona notizia comunque la possiamo registrare – conclude l’assessore –: il decreto che sblocca gli 80 milioni promessi nell'ambito dei Fondi Sviluppo e Coesione. Una notizia che aspettavamo da tempo e che ci permette di partire con gli interventi, che eseguiremo in vari stralci”.

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