Cronaca Riviere / Piazza Antenore

«Lo sfruttamento a Grafica Veneta era sistemico, così hanno risparmiato milioni»

In 12 lavoratori hanno fatto ricorso al giudice del lavoro contro Grafica Veneta e Bm Service. Gianni Boetto di Adl Cobas: «Non pagare per cinque anni venti lavoratori fa risparmiare all'azienda milioni. Dimostreremo in tribunale che erano loro dipendenti»

Sotto la Prefettura, è lì che hanno dato appuntamento alla stampa i delegati sindacali di Adl Cobas e i legali dei lavoratori che loro malgrado sono diventati protagonisti di una triste vicenda di sfruttamento del lavoro, di violenze e soprusi. Spiega l’avvocato Alessandro Capuzzo, che insieme ai colleghi M. Barbara Gasparini e Giacomo Gianolla rappresentano alcuni dei lavoratori coinvolti in questa brutta storia: «Sono stati depositati – spiega l’avvocato Capuzzo - nove ricorsi al tribunale di Padova e tre a quello di Trento. Tra poco sapremo quando avremo la prima udienza. Nel ricorso abbiamo richiesto in prima istanza il riconoscimento del rapporto di lavoro diretto tra i nostri assistiti e Grafica Veneta in virtù, nella fattispecie, di un appalto illecito. Riteniamo a fronte di una serie di elementi, emersi in modo eclatante, il vero datore di lavoro fosse in realtà Grafica Veneta».

Fiom e Adl Cobas sono mesi che sostengono questa posizione, con forza. «In subordine abbiamo chiesto anche – continua l’avvocato Capuzzo - una risposta in riferimento delle conseguenze economiche che questi lavoratori hanno subito. Abbiamo constatato differenze retributive attorno ai 1500 euro al mese. BM retribuiva i lavoratori con dei criteri tutti suoi, che si aggirava sui 4 euro l’ora. Persone che quando hanno provato a lamentare la situazione iniqua sappiamo com’è andata a finire», riferendosi alle violenze subite da alcuni lavoratori, vicenda che ha fatto esplodere il caso a inizio estate 2021.

Gianni Boetto, delegato sindacale di Adl Cobas, non va tanto per il sottile e mette in evidenza che se i giudici dovessero dar loro ragione, questo comproverebbe che c’era un sistema e che non erano episodi occasionali. Lo spiega così: «Hanno lavorato stabilmente almeno venti lavoratori, anche se poi cambiavano le persone. Basta quindi fare un calcolo semplice, sono circa trentamila euro al mese, circa quattrocentomila euro l’anno. In cinque anni fanno due milioni. Non stiamo parlando quindi di un caso isolato, di un episodio. Ma di qualcosa di ben più grave»

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