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Rivolta in carcere, aggressioni agli agenti e droga portata dentro: più di 10 indagati

La Procura ha investigato su vari episodi e si è schierata a difesa del direttore Claudio Mazzeo e degli agenti di polizia penitenziaria dopo gli attacchi subiti nei giorni scorsi

La casa di reclusione di Padova è stata teatro di un nuovo scandalo con cellulare portati all'interno, droga e una rivolta violenta contro gli agenti della polizia penitenziaria durante una rivolta per evitare un controllo. A riportarlo sono i quotidiani locali.

I filoni

Quattro i filoni legati al Due Palazzi su cui ha indagato recentemente la Procura della Repubblica di Padova. «Negli ultimi due anni abbiamo sempre lavorato bene con la casa di reclusione, con la polizia penitenziaria e con il loro nucleo investigativo», hanno voluto sottolineare dopo che nei giorni scorsi erano emerse delle critiche da parte di alcuni rappresentanti delle cooperative, che permettono ai carcerati di lavorare, nei confronti dell’operato dei baschi blu e del direttore Claudio Mazzeo. La prima indagine riguarda l’ordinanza di custodia cautelare per i tunisini Nizar Boughanmi (36 anni), Mounira Torch (54) e Wissem Talbi (24). Gli indagati, insieme a Zahran Mohamed Ben Salah (classe ’96, figlio di Mounira), sono accusati di aver tentato di introdurre al Circondariale hashish, cocaina, marijuana e schede telefoniche da utilizzare in alcuni telefonini già nascosti nelle celle illegalmente. Quest'ultimo è stato arrestato al rientro dopo un permesso premio: portato in ospedale, le radiografia hanno permesso di appurare come nella zona rettale avesse nascosto vari ovuli di marijuana e cocaina.

Piccoli cellulari

Le indagini hanno consentito anche di appurare come non sia infrequente l’introduzione nella struttura di piccoli cellulari. Proprio a seguito dell’arresto di Salah è stato emesso un decreto di perquisizione nella cella che quest’ultimo divideva con il compagno Nizar Boughamni (intercettato a comunicare al telefono con Mounira a poche ore dal fermo del figlio) per cercare altra sostanza stupefacente e i cellulari. Gli agenti quella sera hanno incontrato la violenta resistenza dello stesso Boughanmi e di altri 7 detenuti, di cui 6 connazionali e un marocchino che hanno bruciato suppellettili.  «Qualcuno ha iniziato a urlare e sbattere violentemente i blindi per avvisare il resto della sezione, sputando all’indirizzo degli agenti- si legge nell’ordinanza- Un detenuto ha brandito una gamba di legno di un tavolino maneggiandola contro gli agenti. Alcuni brandivano una lametta». Dopo aver datof fuoco ad alcune lenzuola, agli agenti è stato impedito di eseguire il controllo per evitare problemi di ordine pubblico.

L'ordinanza

Per gli otto è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di resistenza pluri-aggravata. Per altro la Procura vuole vedere chiaro anche su due mail inviate da Nicola Boscoletto, tra i soci fondatori della Cooperativa Giotto, il 13 gennaio e il 21 gennaio scorsi nelle quali «denunciava» al Dap, il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, che la sera del controllo sarebbero stati perpetrati «abusi e torture con pungi e schiaffi e minacce contro i carcerati», come scritto nelle missive elettroniche. Un fatto questo sconfessato dalle immagini a colori di video-sorveglianza interna all’istituto penitenziario. La procura ha ascoltato Boscoletto: «Gli avvenimenti mi sono stati riportati da alcuni detenuti», avrebbe spiegato quest’ultimo, che a precisa domanda di fare i nomi dei carcerati ha risposto: «Non so indicarli».

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