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Giusi ed Elana Guerra dopo l'incontro con il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri

Giusi ed Elana Guerra dopo l'incontro con il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri

Roma, il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri, incontra i familiari di Mauro Guerra

«Non vorrei essere nei suoi panni, ho un figlio e capisco il suo dolore», ha detto alla madre del trentaduenne ucciso quattro anni fa da un carabiniere che poi è stato assolto in primo grado, nonostante le motivazioni della sentenza evidenzino abusi e mancanze da parte degli uomini in divisa presenti

La sera del primo lunedì di agosto, la famiglia Guerra ha ricevuto, inaspettata, la visita del Comandante provinciale dei Carabinieri di Padova Oreste Liporace che si fa ambasciatore di una comunicazione importante: il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri si è reso disponibile a un incontro con loro. Così, nella giornata di venerdì 6 settembre, i familiari dello sfortunato Mauro, il 32enne che il 29 luglio 2015 a Carmignano Sant’Urbano (Padova) è stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco sparato dal maresciallo dei carabinieri Marco Pegoraro, sono stati ricevuti al Comando Generale dei Carabinieri. Mamma Giusi aveva scritto una lettera aperta, a giugno, in cui si rivolgeva direttamente a lui facendo leva sulle motivazioni della sentenza del processo di primo grado.

Il maresciallo assolto

Il tribunale di Rovigo, nel dicembre 2018, ha assolto il maresciallo Pegoraro, l’unico imputato del processo per la morte di Mauro, perché il fatto non ha costituito reato, non c’è stato eccesso di legittima difesa da parte del carabiniere. Ma nelle motivazioni, il giudice ha scritto  che "Mauro Guerra non era pericoloso” e mette sotto accusa il Tso che i carabinieri di Carmignano di Sant'Urbano volevano imporgli, senza che però nessun organo competente lo avesse richiesto. In dieci poi lo hanno assediato in casa fino a che, dopo circa tre ore Mauro Guerra, scalzo e in mutande, ha tentato la via di fuga correndo nei campi dove è stato raggiunto dagli stessi carabinieri che lo inseguivano. Nelle motivazioni della sentenza che ha portato all’assoluzione del carabiniere Pegoraro il tribunale ha “condannato”, seppure solo moralmente, le modalità di accerchiamento del giovane trentaduenne ucciso dal maresciallo e il giudice ha pure criticato fortemente la condotta di tutti i carabinieri che hanno innescato una situazione tragicamente assurda. Talmente tragica che Mauro ha perso la vita. La famiglia Guerra, nonostante la sentenza di assoluzione di Pegoraro, non si è mai arresa: chiede e vuole, verità. Così la madre del trentaduenne a giugno, ha scritto una lettera allo stesso Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri che appunto le ha risposto invitandola. 

Roma

Hanno così preso un treno da Rovigo che erano da poco passate le sei: mamma Giusi, la sorella maggiore Elena e il neo maggiorenne Jacopo. Con loro uno dei due legali della famiglia, l’avvocato Alberto Berardi che con il collega Fabio Pinelli assiste la famiglia, e la direttrice dell’associazione “a buon diritto”, Valentina Calderoni. Sono arrivati nella capitale, hanno preso un taxi e si sono diretti in viale Romania dove si trova il Comando Generale dei Carabinieri. L’appuntamento era circa alle dieci e quindici. Dopo un’attesa di pochi minuti è arrivato anche Nistri e così la famiglia e i loro due accompagnatori sono stati fatti entrare in un salotto per poter parlare tranquillamente. 

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A prendere per prima la parola, invitata dal Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, è stata mamma Giusi. Ha parlato per un’ora, entrando nel dettaglio della giornata drammatica del 29 luglio. E’ entrata nei particolari di ogni minuto di quel giorno per poi raccontare cosa è stato il dopo. Il dolore, il vuoto, il senso di impotenza dell’intera famiglia. «Come faccio a insegnare ai miei nipoti ad avere fiducia nelle istituzioni dopo un fatto del genere? Perché l’Arma non sospende chi infanga la divisa? Perché non fate una indagine interna, i dieci carabinieri che hanno assediato immotivatamente mio figlio sono stati trasferiti da Carmignano a paesi limitrofi. Potrei incontrarli ogni volta che sono in giro, anche per questo in questi anni sono uscita il meno possibile». 

Nistri

«Non solo non vorrei essere nei suoi panni, ma nemmeno nella sua camicia», ha detto Nistri come riporta mamma Giusi, «con commozione». Il Comandante Generale dell'Arma non è rimasto affatto indifferente alla vicenda, raccontano tutti i presenti. «Ha chiarito però subito che l’Arma, di fronte alle decisioni della magistratura, non può fare niente. Poi si è rivolto a Jacopo dicendogli che, «lui che è giovane deve pensare a costruire la sua vita e non deve perdere la fiducia sia nelle persone che nelle istituzioni. Questo è molto importante». Ha più ascoltato, che parlato, il comandante Nistri. «Ha dato parola a tutti, ha ascoltato anche l’avvocato e a direttrice dell’associazione “a buon diritto”», Valentina Calderoni. Dopo circa due ore, l’incontro tra la famiglia e Nistri, si è concluso. «L’unica possibilità che ci rimane - ha risposto mamma Giusi - è quella di cercare di fare conoscere a più persone possibile questa vicenda. Non ci resta altro. Il primo grado è andato com’è andato, ma noi perseguiremo la strada della giustizia nei modi e nelle sedi opportune fino a che verranno attribuite le responsabilità soggettive ed oggettive a tutti quei carabinieri che quel giorno hanno provocato la morte di Mauro. Non possiamo fare altro». 

Amnesty International

Da sempre vicina alla famiglia, Amnesty International si è espressa per voce del suo portavoce in Italia, Riccardo Noury, ed ha commentato l'incontro: «Di gravi violazioni dei dirtti umani negli ultimi vent'anni ce ne sono state molte, decisamente troppe in questo Paese, ma quella di Mauro Guerra è una delle vicende più assurde - ha commentato Noury - e se dall'incontro tra la famiglia e il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri non deriverà una svolta nel percorso giudiziario, il senso di conforto che probabilmente sentono dopo questa giornata, alla lunga svanirà. Serve qualcosa di più ed è quello su cui bisogna impegnarsi per far sì che questo accada. Lo si fa solo tenendo acceso un faro su questa drammatica e davvero assurda morte». 

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