La polizia ricorda Rosario Sanarico, morto nelle ricerche di Isabella Noventa

A tre anni dalla tragica scomparsa la polizia di Stato commemora il sostituto commissario, morto nel corso delle ricerche del corpo della donna nelle acque del Brenta

Il cippo commemorativo in una fase della cerimonia

Per ricordare il collega la questura di Padova ha organizzato una cerimonia solenne svoltasi mercoledì mattina sul luogo della tragedia.

La commemorazione

Erano presenti la moglie e la figlia di Sanarico, una squadra dei sommozzatori della scuola de La Spezia di cui il cinquantaduenne faceva parte, oltre al questore Paolo Fassari, al sindaco di Noventa Padovana, Luigi Bisato, ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali e dell'Anps (Associazione nazionale polizia di Stato). Il saluto si è tenuto dove Sanarico ha trovato la morte, lungo l'argine del Brenta all'altezza delle chiuse fra Noventa e Stra. Lì, da tre anni campeggia un cippo commemorativo, dove è stata deposta una corona di fiori con una dedica al valoroso sommozzatore perito in servizio.

L'incidente fatale

Era la mattina del 19 febbraio 2016 e Padova era immersa nelle frenetiche ricerche di Isabella Noventa. Un mese dopo la misteriosa sparizione la segretaria di Albignasego era ancora una persona scomparsa. Pochi giorni prima c'era stata la prima clamorosa rivelazione di Freddy Sorgato: Isabella era morta in seguito a un gioco erotico finito male e lui, in preda al panico, ne aveva gettato il corpo in un punto non meglio precisato del Brenta. Versione che ben presto si è dimostrata infondata, ma all'epoca le ricerche si erano concentrate su quel tratto a ridosso delle chiuse, dove si era immerso il cinquantaduenne campano per scandagliare i fondali melmosi. Quelle acque non hanno mai restituito il corpo di Isabella ma sono diventate la toma del sommozzatore. Rimasto bloccato sotto la superficie, quando i colleghi sono riusciti a issarlo a riva era ormai troppo tardi.

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La vicenda

Una morte, quella di Rosario Sanarico, rimasta nel cuore dei familiari di Isabella, in particolare di mamma Ofelia che lo ha più volte ricordato nel corso della sua lunga battaglia per ottenere giustizia e scoprire la verità sulla sorte della figlia. Per quello che secondo la giustizia italiana è stato un omicidio premeditato la Corte d'assise d'appello di Venezia ha confermato lo scorso ottobre la condanna dei tre imputati. Restano in carcere Freddy e Debora Sorgato, condannati entrambi a 30 anni, e Manuela Cacco che deve scontare 16 anni e 10 mesi.

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