Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Dopo mesi da incubo è stato liberato il tecnico Gianluca Salviato

Il 48enne originario di Martellago e residente a Trebaseleghe era stato rapito in Libia lo scorso marzo. Da quel momento non si era più saputo nulla. Il ritorno a casa, con tutta probabilità, già domenica sera

Gianluca Salviato

Dopo otto mesi da incubo, tra appelli e grosse preoccupazioni per il suo stato di salute, è stato liberato Gianluca Salviato. Il tecnico italiano rapito in Libia il 22 marzo scorso. A ufficializzarlo è stata la Farnesina. Il tecnico 48 anni, lavorava a Tobruk per l'azienda Enrico Ravanelli, società che opera nel settore delle costruzioni. Dalle prime ore dopo il suo rapimento si è subito temuto per la sua sorte perché soffre di diabete e nella sua macchina erano rimaste le medicine per lui vitali. Il tecnico si trovava nella città per seguire i lavori di realizzazione degli impianti fognari. Il suo ritorno a casa, a Trebaseleghe, con ogni probabilità domenica sera. In queste ore dovrebbe partire da Roma insieme alla moglie e alla sorella.

LA NOTIZIA DEL RAPIMENTO

"Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale conferma la liberazione del connazionale Gianluca Salviato, giunto a Roma questa notte (tra sabato e domenica, ndr) - dichiara la Farnesina in una nota - grazie al lavoro di tutti gli organi dello Stato coinvolti". Era il 22 marzo quando il tecnico venne rapito, e di lui non si avevano avute più tracce. Salvo la possibile apertura di un canale di trattativa. Le speranze, inevitabile fosse così, si erano riaccese dopo che negli scorsi giorni un altro lavoratore italiano è stato liberato in Libia: Marco Vallisa, tecnico piacentino sparito a luglio.

"Solo lavarsi i denti e respirare l'aria mi sembra la cosa più bella della vita - ha confessato Gianluca Salviato all'amico Raffaele Speranzon, assessore alla Cultura della provincia di Venezia - ieri mattina ero ancora circondato da 20 carcerieri dentro una stanzetta". "Mi ha detto - ha poi aggiunto Speranzon - che alla fine aveva tutto quello che gli serviva. L'ho sentito con una bella voce anche se mi ha detto di essere molto provato come è logico dopo una prigionia di 8 mesi". "Ho fatto un'unica richiesta - ha detto Salviato all'Ansa - che quando arrivo a casa ci sia il tricolore alla finestra perché sono italiano e debbo molto a questo Paese".

Sono stati mesi di grande preoccupazione per Salviato, residente a Trebaseleghe ma originario di Martellago. Preoccupazione che ora lascia spazio alla gioia di famigliari e compaesani. "E' la fine di un incubo, un nuovo inizio - dichiara il sindaco di Martellago, Monica Barbiero, che si fa portavoce della gioia di un intero paese - Appena ho saputo sono andata a salutare la mamma. Erano felicissimi. Continuano a dirmi che la Farnesina ha lavorato bene, che li devono ringraziare tutti, ho chiesto se sanno come sta Gianluca: la mamma mi ha risposto che al telefono gli ha detto che stava bene e per lei è bastato". Parole di gioia anche da parte del presidente della regione Veneto, Luca Zaia: "Mi felicito a nome di tutta la comunità veneta per il rilascio di Gianluca Salviato in Libia - ha detto - a questo risultato hanno sicuramente concorso una serie di fattori e l'azione svolta per portare a termine con successo una difficile negoziazione. E' davvero liberatorio sapere che è finita la sua prigionia e la sofferenza per lui e suoi familiari".

Mamma Gelsomina racconta di avere pianto tanto sabato sera e poi, finalmente, di avere potuto dormire serena. Come da quel maledetto 22 marzo non accadeva più. Già si pensa a qualche iniziativa in vista del ritorno in paese di Salviato. Si vedrà. Intanto questa è una domenica di gioia, con i parenti del tecnico che si sono subito messi in viaggio alla volta di Roma per riabbracciare il proprio caro. Nessun dettaglio dai parenti (a parlare è la sorella Cristiana) sulla vicenda del sequestro, di cui però ammettono di aver parlato con Gianluca. Si riservano di entrare sull'argomento una volta che tutte le formalità di rito saranno terminate. Tra queste i colloqui con la magistratura romana.

Per tre ore, infatti, domenica mattina, Salviato è stato sentito, in procura a Roma, dal pm Sergio Colaiocco. "Mi hanno dato le medicine", avrebbe detto, dichiarando di essere stato "trattato bene" dai suoi rapitori, che gli avrebbero fornito i farmaci necessari a trattare il diabete di cui soffre. Il tecnico, apparso in buone condizioni, da quanto si apprende avrebbe raccontato di essere stato prelevato da fondamentalisti islamici incappucciati su due auto. La procura procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo internazionale. Il verbale è stato secretato. 

Ora restano quattro gli italiani sequestrati all'estero e sulla cui sorte non si hanno più notizie in alcuni casi da mesi, in altri da anni: le due giovani cooperanti lombarde Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, scomparse in Siria dal 31 luglio 2014; il gesuita romano padre Paolo Dall'Oglio, sequestrato a fine luglio 2013 in Siria; il cooperante palermitano Giovanni Lo Porto, scomparso il 19 gennaio 2012 tra Pakistan e Afghanistan.

Su Greta e Vanessa le ultime informazioni risalgono al 20 settembre quando prima si è diffuso il timore che fossero cadute nelle mani dei jihadisti dell'Isis, poi è arrivata la smentita di un quotidiano libanese vicino al movimento sciita Hezbollah, alleato del regime di Damasco. Secondo Al Akhbar le giovani cooperanti erano cadute in una trappola, rapite e poi vendute da un gruppo armato ad un altro ma non erano in mano allo Stato islamico.

Naturalmente è difficile stabilire la vericidità della notizia anche perché il giornale non è imparziale. Anche su padre Dall'Oglio le ultime informazioni risalgono a settembre: secondo fonti che lavorano sul terreno per la sua liberazione, il gesuita sarebbe invece detenuto in una delle prigioni dell'Isis a Raqqa, da oltre un anno divenuta la roccaforte dello Stato islamico in Siria. Del cooperante palermitano Lo Porto si sono invece completamente perse le tracce da quasi tre anni.

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