rotate-mobile
Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

“Pubblico e privato quasi alla pari”. Focus annuale sul rapporto pubblico privato nel Ssn

Il rapporto futuro tra servizio sanitario pubblico e privato e il suo impatto sulla società in continua trasformazione è al centro della School di Padova 2018, evento organizzato da Motore Sanità che mira a raccogliere e discutere dubbi, proposte e analisi degli esperti del settore

Circa 35 milioni di italiani nel 2016 hanno affrontato spese sanitarie di tasca propria, pari ad una spesa di 35 miliardi di euro. Gli anziani, sempre più numerosi spendono una volta e mezzo in più rispetto alla popolazione generale e più del doppio (gli anziani non autosufficienti) in tema di out of pocket. Circa 13 milioni di italiani hanno difficoltà a far fronte alla spesa sanitaria, 7,8 milioni hanno usato tutti i risparmi per fronte alle spese sanitarie rispetto a 2 milioni di persone che aumentano la categoria della nuova povertà.  La spesa sanitaria privata nel 2017 si è attestata su circa 35 miliardi e solo 5 miliardi sono stati intermediati da forme sanitarie integrative (12 milioni italiani (il 19%) fanno ricorso alla ‘spesa intermediata’ di cui il 55% sono dipendenti e il 14% autonomi) e tale settore gestisce circa 5 milioni della spesa (2%).

L'evento

Il rapporto futuro tra servizio sanitario pubblico e privato e il suo impatto sulla società in continua trasformazione è al centro della School di Padova 2018, evento organizzato da Motore Sanità che mira a raccogliere e discutere dubbi, proposte e analisi degli esperti del settore, dei cittadini e degli operatori della sanità e del welfare italiano sulla trasformazione in atto nel sistema sanitario. «Le strutture private costituiscono oggi una parte significativa del servizio sanitario nazionale, costituita per il 7,6% della spesa complessiva da servizi ospedalieri, e per il 4,1% da servizi di diagnostica e laboratorio – ha detto Michele Vietti, avvocato già vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, aprendo i lavori -. A fronte di questa spesa, c’è da rilevare una grande produttività nei servizi offerti: solo per la parte ospedaliera è erogato il 28% delle prestazioni in termini di giornate di degenza. Oggi, quindi, la sanità privata accreditata con il servizio sanitario nazionale costituisce una grande risorsa in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi. A questo scenario farebbero inevitabilmente riscontro un incremento incontrollato della spesa out-of-pocket, una generale contrazione delle prestazioni e una forte sofferenza sociale. Il fabbisogno sanitario degli italiani infatti cresce e si ridefinisce per invecchiamento e cronicità, con una sanità pubblica che arranca e non potendo coprire tutto il fabbisogno sanitario, raziona la domanda. Le conseguenze: aumentano sanità privata, sanità negata e disparità di accesso».

Spesa sanitaria

La spesa sanitaria totale in Italia è costituita per quasi l’80% dalla spesa sostenuta dal Ssn pubblico e per il rimanente 20% dalla spesa privata, ossia dalla spesa sostenuta direttamente dalle famiglie italiane. In particolare, nel 2015 si è verificato un ulteriore aumento della spesa sanitaria privata, salita a 34,5 miliardi di euro. Anche secondo lo studio “The European House – Ambrosetti” su dati della Corte dei Conti, Farmindustria e Istat, solo il 13% della spesa privata è intermediato, mentre il restante 87% è totalmente “out of pocket” e dedicato essenzialmente a farmaci e cure odontoiatriche. Il sistema di produzione dei servizi sanitari nel nostro Paese sembra trovarsi in una condizione di sostanziale equilibrio fra produzione privata e produzione pubblica, con percentuali che ammontano rispettivamente al 49% e al 51% del totale dei servizi prodotti. Le Regioni nelle quali si rileva una maggior concentrazione di soggetti afferenti al settore pubblico sono per la maggior parte Regioni centro-settentrionali, con l’eccezione della Basilicata.

Gli italiani e l’accesso alle prestazioni sanitarie

Un aspetto di notevole importanza per l’indagine del rapporto fra pubblico e privato in sanità, posto in evidenza dal Rapporto Aiop, è costituito dall’approccio, dal grado d’informazione e dalla soddisfazione mostrata dai pazienti e più in generale dai cittadini relativamente all’accesso alle prestazioni sanitarie. Il maggior grado d’informazione dei cittadini in merito alle differenti patologie e alle possibilità d’accesso all’assistenza, una più efficiente comunicazione in ambito sanitario e la promozione di abitudini e stili di vita sani e, infine, il fenomeno di fisiologico invecchiamento della popolazione hanno determinato un incremento nel numero di italiani che nel corso degli ultimi dodici mesi si sono rivolti alle strutture ospedaliere. Stando ai dati raccolti nell’anno 2015, hanno beneficiato delle prestazioni di tali strutture 12,1 milioni di persone, vale a dire il 24,5% degli italiani. Essi, inoltre, si sono mostrati maggiormente propensi alla valutazione delle alternative disponibili in quanto è stato rilevato un maggior utilizzo rispetto al passato delle strutture private accreditate e delle cliniche private. Le prestazioni di cui si usufruisce maggiormente sono le visite specialistiche (58,4%), le analisi di vario tipo (50,9%), gli accertamenti diagnostici (38,4%) e gli accessi al pronto soccorso (24,7%). La percentuale dei cittadini che si dice a conoscenza della possibilità di poter accedere senza costi aggiuntivi rispetto al pubblico alle strutture private accreditate è in crescita rispetto al 2005 – in cui il dato registrava il valore del 28% – ed è pari al 41,1% coloro i quali affermano, invece, di avere vaghe conoscenze a riguardo rappresentano il 39,9%; il restante 19,1% si dichiara completamente ignaro dell’esistenza di questa possibilità.

La sanità integrativa

Cresce tra gli italiani la legittimazione sociale della sanità integrativa, vissuta come un’utile opportunità per soddisfare le esigenze sanitarie della popolazione, garantendo una maggiore copertura per tutti i cittadini. Come risulta da diversi studi condotti, l’investire mensilmente una quota del proprio reddito per garantirsi una maggiore tutela sanitaria è vissuto dagli iscritti ad un Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa come un miglior utilizzo di risorse, che sarebbero comunque utilizzate per acquistare sanità nel mercato privato. Oggi, ormai, la sanità integrativa è molto diffusa: vi sono, infatti, 6 milioni di iscritti ai Fondi e 11 milioni complessivi di Assistiti. Nella categoria delle forme integrative di assistenza sanitaria operanti in Italia, troviamo le casse e i fondi di origine contrattuale o categoriale (per gli autonomi e i professionisti), le società di mutuo soccorso e, infine, le assicurazioni private. Si tratta di organizzazioni che raccolgono su base contrattuale o volontaria il risparmio di singoli cittadini o di intere collettività, allo scopo di fornire la copertura di prestazioni sanitarie che integrano quelle assicurate dai livelli essenziali di assistenza e del sistema sanitario nazionale. Le casse, i fondi e le società di mutuo soccorso operano secondo modalità nonprofit; le assicurazioni private ramo malattia o ramo vita, secondo modalità profit oriented. Nelle intenzioni del legislatore, i fondi sanitari integrativi sono visti come “il secondo pilastro” dell’assistenza sanitaria, enfatizzando quindi il loro carattere di complementarietà rispetto all’assistenza sanitaria pubblica. Nell’ambito del campione della Popolazione Italiana, ben il 59% dei rispondenti si dichiara “favorevole alle coperture sanitarie integrative (fondi aziendali o casse mutue professionali)” e, del restante 41%, solo il 23% è esplicitamente “contrario” a questo tipo di opportunità. Sempre nella stessa ricerca, è interessante analizzare i motivi addotti a supporto di un affiancamento dell’assistenza sanitaria privata a quella pubblica. Nel campione della popolazione Italiana, tali motivi fanno riferimento innanzitutto ad un “miglioramento dell’efficienza” del sistema sanitario (9,9% delle risposte spontanee) e a una razionalizzazione dei costi (9,0%), ma non manca chi sottolinea in modo ancora più puntuale “l’apporto dell’assistenza privata”, a colmare le lacune, le inefficienze e le distorsioni di quella pubblica (7,5%) e alla maggiore “velocità/semplificazione” (6,7%) che tale affiancamento comporterebbe.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Pubblico e privato quasi alla pari”. Focus annuale sul rapporto pubblico privato nel Ssn

PadovaOggi è in caricamento