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Sant'Urbano, è quasi accordo per il bacino anti-alluvione di Anconetta

È ormai pronto il protocollo d'intesa per la realizzazione di casse di espansione nella Bassa padovana che mitighino il rischio idraulico del territorio. Alberi per produrre biomassa legnosa potrebbero fornire agli agricoltori remunerazioni alternative

Con il visto della Corte dei Conti, diventa operativa l’ordinanza del commissario per il superamento dell’emergenza alluvione in Veneto Luca Zaia, presidente della Regione, che approva lo schema di protocollo d’intesa relativo alla redazione dello studio di fattibilità del bacino “Anconetta”, nel comune di Sant’Urbano, per il quale l’amministrazione comunale è disponibile ad un cofinanziamento di 20 mila euro.

L’intervento in questione rientra nell’ambito dello studio di fattibilità preparatorio alla predisposizione del “Piano per la mitigazione del rischio idraulico per la Bassa Padovana”, che a sua volta si inserisce nel più complessivo programma di opere strategiche per la mitigazione del rischio idraulico nel territorio veneto.

Il protocollo d’intesa sarà sottoscritto tra il commissario, il soggetto attuatore del settore Pianificazione degli interventi e il sindaco di Sant’Urbano. Lo studio di fattibilità sarà eseguito dal genio civile di Padova con la partecipazione del segretario generale dell’autorità di Bacino dei fiumi dell’Alto Adriatico.
 
Il territorio di Sant’Urbano, attraversato da numerosi corsi d’acqua, è centrale rispetto al sistema di drenaggio e di canalizzazione delle acque superficiali che caratterizza la Bassa Padovana, e vi sono superfici che potrebbero essere valorizzate come casse di espansione idraulica. Il Piano di mitigazione ipotizza nella zona più interventi, tra i quali il bacino Anconetta, che richiedono un preliminare studio di fattibilità.
 
Nel territorio limitrofo alla locale discarica tattica, la Regione sta attuando il cosiddetto “Progetto foresta”, con la piantumazione di alberature per la riduzione dei gas serra. Le piantumazioni arboree potrebbero essere effettuate anche nelle aree da destinare a cassa di espansione, e la relativa biomassa legnosa sarebbe in grado di fornire agli agricoltori remunerazioni alternative o integrative rispetto alle colture tradizionali.
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