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Schiava del marito per contratto: pm chiede 3 anni per stalking per il maestro di bondage

Si avvia alla conclusione il processo che vede imputato il barista 45enne, maestro Shibari, l'arte giapponese della legatura, originario di Cadoneghe, ma ora trasferitosi a Vedelago

Sono 3 gli anni di condanna chiesti dal pm Federica Riente in tribunale a Padova al termine della sua requisitoria, ritenendo provate le accuse contestate al barista 45enne, maestro Shibari, l'arte giapponese della legatura, originario di Cadoneghe, ma ora trasferitosi a Vedelago, nel Trevigiano.

IL "CONTRATTO DI SCHIAVITÙ". All'uomo, assistito nel corso del processo dagli avvocati Fabio Capraro e Serena Pomaro, viene contestata l'accusa di stalking (archiviata invece l’accusa di maltrattamenti), nella sostanza d'aver tormentato l'ex compagna, una commessa 33enne di Padova, con la quale era stato legato per 7 lunghi anni da quello che gli inquirenti avevano ritenuto un vero e proprio "contratto di schiavitù" sottoscritto volontariamente dalla donna, che lo aveva esaudito in ogni suo desiderio di natura sessuale, fino a quando aveva deciso di svincolarsi e lasciarlo. Da allora, a detta di lei, sarebbero iniziate le persecuzioni.

RICHIESTA DANNI. Sulla stessa linea l'avvocato di parte civile Paola Malvolta che, allineandosi alle conclusioni della Procura, ha poi presentato una richiesta danni di alcune decine di miglia di euro. Il giudice Claudio Marassi ha poi aggiornato il processo per l'arringa delle difesa e le eventuali repliche.

PRETESE SESSUALI E PUNIZIONI. Nell'ambito del processo, l'ex "schiava" aveva sottolineato di aver posto fine alla relazione in quanto "non c’erano più limiti alla mia sicurezza personale", quindi aveva riferito delle pratiche a cui non era più disposta a sottoporsi, come frustate e aghi nelle parti intime, appesa sottosopra con delle corde. Queste le "punizioni" inferte dall'allora compagno, da cui aveva avuto anche un figlio, se lei non si faceva trovare, al ritorno a casa, come richiesto, "con le autoreggenti o nuda con i tacchi alti". Per soddisfare le esigenti pretese sessuali del coniuge, verso ormai il capolinea del matrimonio, la coppia si era aperta ad altre donne che si prestassero a quelle pratiche estreme.

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