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Attivisti schierati davanti agli uomini della polizia il 14 novembre (fonte: Twitter)

Attivisti schierati davanti agli uomini della polizia il 14 novembre (fonte: Twitter)

Scontri con la polizia allo sciopero Domiciliari e obbligo dimora per 5

Venerdì la Digos ha eseguito le misure cautelari nei confronti di militanti dell'area antagonista di Padova, ritenuti protagonisti dei fatti del 14 novembre scorso che portarono al ferimento anche del capo della Mobile

A distanza di due mesi dagli scontri tra polizia e manifestanti in occasione dello sciopero "sociale" del 14 novembre scorso, quando in via Beato Pellegrino a Padova rimase ferito, assieme ad altri agenti, anche il capo della Squadra Mobile Marco Calì, venerdì mattina, gli uomini della Digos, coordinati dal procuratore della Repubblica Stuccilli e dai sostituti procuratori Federica Baccaglini e Sergio Dini, hanno eseguito cinque misure cautelari emesse dal tribunale euganeo.

L'INCHIESTA. Si tratta di un arresto ai domiciliari nei confronti di Christian C., 30 anni, residente a Padova - già noto alle forze dell'ordine per altre vicende, come il coinvolgimento in un episodio di devastazione e saccheggio risalente al 2006 al termine di una manifestazione a Milano in corso Buenos Aires - e quattro obblighi di dimora nei confronti di altrettanti militanti dell'area antagonista cittadina, ritenuti protagonisti dei fatti contestati. Questi ultimi sono Luca P., 26 anni, residente a Pordenone, Giorgio C., 19 anni, e Federico P., 21 anni, residenti a Padova, e Luca F., 21 anni, residente a Brescia. L'inchiesta aveva già portato, a fine novembre, ad indagare 29 attivisti noglobal e, a dicembre, alla perquisizione di alloggi di alcuni esponenti del centro sociale Pedro, dove erano stati sequestrati quattro computer e due agendine.

L'"ARSENALE". Nel corso di nuove perquisizioni eseguite venerdì dalla polizia nelle abitazioni degli indagati sono stati sequestrati fumogeni, bombe illuminanti, una maschera a gas, un corpetto in maglia d'acciaio (simile a quelli utilizzati nei macelli per evitare ferite accidentali), delle fionde professionali, una paletta della polizia municipale, un nunchaku (un'arma giapponese usata in alcune arti marziali).

LE VIOLENZE CONTESTATE. Lo scorso 14 novembre, al termine del corteo autorizzato, circa una trentina di persone aveva cercato di sfondare un cordone della polizia per raggiungere, in via Beato Pellegrino, la sede provinciale del Partito Democratico per contestare l'operato del governo Renzi. Nel corso dello scontro, Calì era stato colpito prima da un calcio all'altezza dello stomaco e poi da due colpi inferti con uno scudo di plastica, uno di quelli usati dai manifestanti. Mentre il dirigente della Mobile era a terra, un manifestante l'aveva poi colpito con un calcio al volto e gli aveva fatto volare via il casco e gli occhiali. Mentre cercava di recuperarli, un altro manifestante l'aveva infine colpito con un altro calcio al busto. Oltre al dirigente della Mobile nei tafferugli erano rimasti feriti anche un funzionario della Digos e altri quattro agenti di polizia.

I VIDEO DELLA DIGOS IMMORTALANO LA GUERRIGLIA URBANA:

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