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Scoperto giro di prostitute "bene": ex fidanzati padovani in manette

Bariste e commesse della "Padova bene", per arrotondare, offrivano prestazioni sessuali a clienti italiani e benestanti in hotel di lusso. Due ex fidanzati sono stati arrestati con l'accusa di sfruttamento della prostituzione

La polizia di Padova ha eseguito due misure cautelari emesse dal gip Paola Cameran, nei confronti di una coppia di padovani, P.C. 27 anni e C.R. 36 anni, che reclutavano ragazze "bene", disposte a prostituirsi per incrementare gli introiti mensili derivanti da attività lavorativa saltuaria.

La coppia era solita reperire i clienti, tutti italiani benestanti, tramite inserzioni internet oppure tra i conoscenti degli stessi clienti. Le indagini, coordinate dal pm Federica Baccaglini, hanno evidenziato che le prestazioni sessuali venivano consumate in lussuosi hotel oppure presso le case dei clienti. Altre tre perquisizioni sono state eseguite, rinvenendo materiale utile alle indagini.
L’accusa, per i due insospettabili, ex fidanzati, è quella di essere soci in affari nella creazione e gestione di un vasto giro di prostituzione "part time" a cui avrebbero partecipato, con tempi e modi diversi una dozzina di prostitute venete, in maggioranza padovane.
Tutte giovani tra i 20 ed i trent’anni, italiane, impiegate come bariste e commesse che però di notte nei week end si rendevano disponibili ad incontri a cena, con dopocena piccante in lussuosi alberghi del Veneto con facoltosi professionisti in cerca di sesso a pagamento.
In tutto un centinaio di clienti, uno dei quali, un architetto cinquantenne, è stato oggetto di una delle quattro perquisizioni disposte assieme alle due ordinanze di custodia cautelare dal giudice per le indagini preliminari Paola Cameran su proposta del pubblico ministero titolare delle indagini Federica Baccaglini.
Compenso medio di una serata di sesso mercenario per le ragazze, 200 euro. Soldi che in parte venivano intascati dai due arrestati, a cui gli investigatori agli ordini del vice questore aggiunto Marco Calì contestano il reato di sfruttamento della prostituzione. I potenziali clienti venivano agganciati dalla coppia che metteva a disposizione le ragazze attraverso alcuni siti internet di annunci gratuiti. Un business che rendeva piuttosto bene dato che in media la coppia riusciva a fissare un paio di appuntamenti a sfondo sessuale nei fine settimana più altrettante serate extra infrasettimanali.
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