Cronaca

Arcella, nella scuola materna solo una bambina italiana su 66 iscritti

A denunciare la "sproporzione" con una lettera al sindaco Bitonci è la mamma della piccola padovana, secondo la quale la scelta educativa e didattica è sbagliata. Una preoccupazione condivisa dalle sei insegnanti

Nel multietnico quartiere Arcella di Padova succede che le proporzioni si ribaltano e, in una scuola materna, a fare notizia è la presenza dell'unica iscritta padovana su un totale di 66 bambini, la quasi totalità, dunque, stranieri.

LA MADRE. A denunciare la situazione è la mamma della piccola italiana che, in una lettera indirizzata al sindaco Massimo Bitonci, anche se la scuola è statale e non comunale, critica come "sbagliata" la scelta educativa e didattica che avrebbe portato alla "sproporzione". Una protesta, quella della madre, che sottolinea di non essere mossa da ragioni razziali: "Non si può nemmeno più neanche parlare d'integrazione, o meglio bisognerebbe parlare di integrazione al contrario. Non si tratta di di razzismo o di intolleranza ma mi preoccupo per l'insegnamento di mia figlia".

LA SCUOLA. "È da otto, nove anni ormai - spiega Gabriella Balbo, coordinatrice della scuola - che siamo in questa situazione. Sì quest'anno di italiano ce n'è solo uno, ma gli altri anni erano tre, quattro al massimo e direi che non fa una così grande differenza. Siamo una scuola multietnica. Noi qui siamo il mondo e ne andiamo fieri. I bambini non hanno nessun problema di integrazione e tutti si comportano alla stessa maniera".

IL SINDACO. "Il modello di integrazione del governo Renzi è sbagliato - commenta il sindaco di Padova Massimo Bitonci - Gli alunni italiani non possono essere penalizzati nell'apprendimento, tanto della lingua italiana quanto di altre discipline, dalla presenza massiccia di alunni stranieri. Il caso limite di Padova grida vendetta. Le mie dichiarazioni non hanno alcun intento di tipo discriminatorio. Per favorire l'apprendimento degli alunni stranieri, quanto di quelli italiani, occorre istituire delle classi ponte, che consentano ai primi di superare il gap accumulato, ai secondi di non maturare ritardi rispetto ai coetanei che frequentano altri istituti. Le risposte devono arrivare dal governo Renzi: l'imbarazzo dei genitori dell'unico bambino italiano della materna e degli insegnanti è comprensibile".

L'ASSESSORE. "Noi possiamo supportare la scuola con servizi di mediazione e di facilitazione culturale - spiega l'assessore alle Politiche educative Alessandra Brunetti, che si è detta disponibile a dare un aiuto per quanto possibile - il Comune è già presente ma siamo pronti a sostenere la scuola con un secondo mediatore nel caso ci venga fatta la richiesta. Certo, non si risolve il problema, ma si può aiutare concretamente l'integrazione".

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