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Venerdì, 1 Luglio 2022
Cronaca

Segnalati alle Fiamme Gialle cinque top manager della sanità veneta

Il sindacato Cub ha indirizzato un esposto a Gdf e procure nel quale si chiede di verificare la sussistenza di un cumulo tra indennità e pensione che sarebbe vietato dalla legge Madia

È vero o non è vero che ci sono alcuni dirigenti delle Ulss venete o della sanità regionale che percepiscono contemporaneamente stipendio e pensione? Tale condotta vìola le disposizioni della legge nazionale che proibisce tali cumuli? Tali condotte costituiscono un danno erariale ed eventualmente un illecito penale? Sono questi in estrema sintesi - come riporta VicenzaToday - gli interrogativi contenuti in un esposto indirizzato alla Guardia di finanza di Venezia nonché alle procure della repubblica del Veneto da parte del sindacato Cub: il quale ieri 22 giugno ha dato contezza della sua iniziativa con una nota diramata nel primo pomeriggio che porta la firma della segretaria veneta dello stesso sindacato ossia la vicentina Maria Teresa Turetta.

La nota

«Abbiamo appreso dalla stampa - scrive la dirigente sindacale nella sua nota - che in Basilicata sono in corso indagini della magistratura, si parla di magistratura erariale al momento, per l'incarico di direttore generale dell'Usl di Potenza affidato al dottor Giampaolo Stopazzolo, già dirigente apicale della sanità vicentina. Le indagini, da quanto si apprende, sono volte a verificare se ci si trovi di fronte ad un indebito trattamento visto che la pensione e lo stipendio del dirigente vicentino sono cumulati». L'affaire Stopazzolo per certi aspetti è il più delicato.

Le rivelazione de "La Nuova"

Il manager, già figura di spicco della sanità del distretto Agno-Chiampo, in passato era stato criticato dalla galassia ambientalista veneta per alcune sue posizioni sul caso di inquinamento da derivati del fluoro, (sono i temutissimi Pfas, lo scandalo ha che ha investito il Veneto centrale) considerate «riduzioniste». Ad ogni buon conto il caso Stopazzolo Basilicata aveva fatto capolino pure su Il fatto quotidiano. Mentre giustappunto in Basilicata, dopo le rivelazioni del quotidiano lucano «La nuova», si era scatenato un vero e proprio terremoto politico: anche perché dell'affaire nomine, come appunto racconta «La nuova», si starebbe occupando pure la magistratura penale lucana e non solo quella erariale.

I nomi sulla graticola

Ad ogni modo rispetto a quanto accaduto in terra veneta il sindacato Cub fa nomi e cognomi. In totale sono cinque: «Stando ai media nazionali e a quelli del Nordest - si legge - pare che ci siano casi simili che riguardano le direzioni di alcune Ulss venete. Si parlerebbe in tal senso del direttore dell'Azienda ospedaliera di Padova dottore Giuseppe Dal Ben, del direttore dell'Ulss 2 Treviso dottore Francesco Benazzi, del direttore dell'Ulss 3 Serenissima in Venezia dottor Edgardo Contato, del direttore dell'Ulss 8 Berica di Vicenza dottoressa Giuseppina Bonavina, del direttore della Fondazione Scuola di sanità pubblica di Padova dottore Francesco Cobello. Lo stesso dicasi per il direttore generale della sanità in Regione Veneto ossia il dottore Luciano Flor». Proprio quest'ultimo, rimarca ancora Turetta avrebbe ammesso di essere «a conoscenza delle indagini in Basilicata» tanto che avrebbe dichiarato di avere avviato alcune verifiche sulle singole posizioni dei manager della sanità veneta. «Immaginiamo noi - rimarca Turetta con una certa qual ironia - che tale verifica interessi anche la sua posizione personale».

La disciplina di riferimento

Ma c'è di più. Il sindacato di base Cub ricorda in questo senso che «la legge Madia 124/2014 ha posto un esplicito divieto alle pubbliche amministrazioni di attribuire incarichi direttivi, dirigenziali, di studio e di consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza». Peraltro la circolare numero 6 del 2014 emanata allora dal Ministero della funzione pubblica evidenzia, tra le altre, «il divieto di affidare incarichi di direttore sanitario a chi è in quiescenza. In particolare le amministrazioni devono evitare comportamenti elusivi della norma ovvero l'affidamento degli incarichi di direzione a chi è prossimo alla pensione». Solitamente quando un manager pubblico in pensione ottiene un incarico quest'ultimo non viene retribuito perché è appunto la pensione a coprire le spettanze di specie. La ratio della legge Madia infatti era quella di evitare il moltiplicarsi di prebende pubbliche e di facilitare al contempo l'assunzione di certi incarichi da parte dei funzionari più giovani in modo da svecchiare, ove possibile, la dirigenza della pubblica amministrazione.

«Individuare le responsabilità di ciasuno»

Sono pertanto queste quindi le ragioni alla base della iniziativa della sigla indipendente Per queste ragioni la Cub in data 20 giugno 2022 ha presentato un esposto, ventidue pagine fitte di citazioni normative e ritagli di stampa, alla Guardia di finanza di Venezia e alle singole procure della repubblica del Veneto. «Vogliamo capire - sottolinea la segretaria - se corrisponda al vero che i manager della sanità nominati dalla stessa Regione del Veneto percepiscano cumulativamente la pensione e lo stipendio da dirigente che attualmente si aggira sui 130 mila euro l'anno. Abbiamo deciso di agire in questo senso per permettere alle autorità preposte di individuare, ove emergessero, le responsabilità di ciascuno, ivi inclusa la sussistenza di eventuali condotte penalmente rilevanti e la sussistenza di danno erariale».

«Complicità o tragicomica inconsistenza»

La nota della Cub si conclude con un commento generale sulla vicenda: «Al netto dei fatti da noi esposti non possiamo non notare il silenzio abissale che in relazione al caso di specie è calato sulla giunta regionale e sui vertici amministrativi della Regione Veneto nonché su quelli delle Ulss: fatte salve alcune uscite più o meno insignificanti. Anche i gruppi in seno al Consiglio regionale veneto e la politica tutta, salvo qualche rarissima eccezione, sono rimasti in un imbarazzante silenzio che se non è sinonimo di complicità è sinonimo di tragicomica inconsistenza». Ma come la pensa al riguardo l'assessore veneto alla sanità Manuela Lanzarin? E come la pensa il suo omologo lucano Francesco Fanelli? Quest'ultima condivide l'operato dei manager citati dalla Cub perché rispettoso delle norme oppure ci sono elementi per censurare alcune condotte? E quale è invece il giudizio di Fanelli sul caso Stopazzolo? Chi scrive ha chiesto un commento ad entrambi gli assessori. Da questi ultimi però, almeno per il momento, non è giunta alcuna replica.

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